"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

26, 27 Luglio 2019. St. Louis - Nashville.

Partiti dalla bellissima St. Louis il 26 mattina alle 9.30 circa, ci aspettano quasi 500 km per arrivare a Nashville, nel Tennesse. Arriviamo dopo circa 5 ore comprese le due
tappe per la colazione ed il pranzo, in questo caso ci hanno soccorso McDonald e Subway. Nashville è la capitale del Tennesse ma è anche definita la "Città Della Musica": lo è veramente!. La sera del primo giorno ci vede abbastanza stanchi e siccome il nostro bellissimo alloggio si trova distante qualche km dalla città, non ci muoviamo più e stiamo in hotel. Questi fa parte della catena Best Western e si chiama Glo' Best Western. Si trova a pochi km dall'aeroporto e a circa 8 km dal centro di Nasvhille. Ineccepibile in tutti i sensi, forse il miglior albergo visto finora, senza parlare del fatto che la super colazione continentale è compresa nel prezzo così come il parcheggio e poi....non c'è la moquette. Il rapporto qualità prezzo è invidiabile. Dopo una notte serena ci svegliamo con la voglia di vedere questa pazza città. Dopo colazione ci tuffiamo al centro. Cercare parcheggio è sempre l'impresa più ardua ma abbiamo una app che rileva e indica i parcheggi pubblici e i loro costi. Non si trova un granché di economico, di solito si spazia dai 15 ai 25 dollari per minimo due ore.
Fortunatamente, grazie alla app, ne troviamo uno che con 9 dollari ci permette di stare 4 ore. Iniziamo con il gironzolare per le attrazioni storiche: il War Memorial Auditorium, dove predomina una bella statua bronzea che rappresenta la libertà; Capitol Hill monumento storico nazionale sulla più alta collina della città dove si trovano diversi altri monumenti tra cui una statua equestre del presidente Andrew Jackson; Il James K. Polk Theatre, teatro sempre attivo che attira milioni di visitatori ogni anno grazie ai suoi innumerevoli spettacoli; il Ryman Auditorium una sorta di
mecca per tutti gli amanti del country e del bluegrass. A Nashville sono proprio nati il country e il bluegrass, due stili musicali tipicamente americani ormai amati e famosi in tutto il mondo. Questo edificio che somiglia ad una cattedrale (e lo è, a ben vedere, ma del country!) non dice molto se non si è appassionati e conoscitori del genere e se non si sa che qui sono passati alcuni tra i più importanti cantanti, artisti e musicisti legati all’universo country-bluegrass e non solo (folk, blues ecc.). È stato anche, per anni, la sede dello spettacolo-programma radiofonico The Grand Ole Opry, una istituzione sacra, tuttora on-air; non immaginate la fila di persone alla biglietteria per visitare l'interno, pazzesco. Dopo il tuffo nel "sacro" passiamo al profano:
la Printer's Alley. È una zona ricca di locali jazz, blues club, ristoranti e sale concerti un po’ più di classe anche se andarci fa quell’effetto un po’ trasgressivo e clandestino che, fino a cinquant’anni fa, era all’ordine del giorno perché qui gli alcolici, vietati fino al '68, si trovavano facilmente a discapito dei controlli della polizia, poco presenti. Ci siamo poi tuffati nella mitica Broadway, che non è la zona NewYorkesi di Manhattan che ospita teatri e spettacoli vicino alla scintillante e ricca di maxischermi digitali Time Square, ma è comunque una gran casino! Tantissima gente, traffico e soprattutto musica che risuona ovunque. Ci sono tantissime ragazze,  giovani donne. Probabilmente è una meta scelta per addii al nubilato così come ricorrenze particolari.
Molte di esse sono vestite con gli stessi colori e le stesse magliette, con le scritte più strane, e stanno su mezzi a quattro ruote allestiti come piccole piste da ballo: trattori o minibus  trasformati magnificamente in mini discoteche. Passano per le  vie del centro ballando e cantando. Dove ti giri ti giri si canta e si suona dappertutto, roba da matti. Qui a Nashville è quasi fatto obbligo comprare un cappello da cowboy e soprattutto i vaqueros, gli stivali a punta tipicamente texani. C'è un famoso negozio qui, il " Betty Boots" che, parafrasando il nome del personaggio incantevole Betty Boop,  offre due stivali al prezzo di uno. Sono bellissimi, ce ne sono per tutti i gusti e il costo va dai 150 dollari in su; riccamente e follemente istoriati sono curati nei minimi particolari.
L'odore del pellame si sente fin fuori il negozio, strapieno di gente che va via con due o più paia di nuovi acquisti. Peccato che da noi non siano proprio consoni con il nostro abbigliamento; qui li indossano sempre e dovunque ma soprattutto con qualsiasi capo. Continuando per la strada siamo sempre più allibiti: non avevamo mai visto una lunghissima strada tutta contornata di locali in cui in ognuno si suoni dal vivo. Per non farci mancare niente entriamo in uno dei più stroici: il Tootsie's Orchid Lounge, che si chiama così per il colore viola di un'orchidea che il pittore usò per dipingerelo. È composto da tre piani ed in ognuno di essi c'è una band diversa che suona; c'è sempre musica. Originariamente si chiamava Mom's fino
a quando nel '60 venne acquistato dalla signora Tootsie Bess (Hattie Louis Bess)che lo comprò e iniziò a farvi suonare i musicisti e compositori, ancora poco noti all'epoca, come Willie Nelson, Patsy Cline e tantissimi altri. È stata ed è tuttora un'icona per la città. Ci scoliamo due birre in compagnia di tantissimi americani appassionati del genere country, che non disdegnano di cantare a squarciagola le canzoni a noi pressoché sconosciute. Quasi di fronte al Tootsie c'è un altro locale famoso, il "Honky Tonk Central", Il cui nome intraducibile significa sia il tipico  bar dove si suona country, che lo stesso country contaminato dal regtime, uno stile musicale nato nell'America anni '50.
È un palazzo di diversi piani ad angolo tra la Broadway street e la 4th Avenue street, strapieno di gente, impossibile sentire musica o entrare; solo rumore e una marea di avventori. Sono già trascorse le nostre quattro ore di parcheggio e decidiamo di spostarci. Andiamo via dal centro per dirigerci, in auto, nel classico (nel vero senso della parola), il Partenone. Ebbene si, qui amano tanto l'arte classica e sono riusciti a riprodurre quasi perfettamente il Partenone, che noi abbiamo visto anni fa nella bella Atene. Si trova nel Centennial Park, a qualche km dal centro città. Il parco è immenso e molto curato, così come sono tutti i parchi pubblici degli States.
Qui sembra di stare da un'altra parte: si passeggia, ci si rilassa tra piante e prati verdi. Purtroppo non abbiamo visto l'interno del Partenone poiché già chiuso l'ingresso ai visitatori: chiude alle 16.30. La sera, dopo essere rientrati in hotel per qualche ora, ci rimbattiamo nel caos della Broadway Street con l'intenzione di mangiare qualcosa mentre si ascolta buona musica. Parcheggiata la macchina nello stesso parcheggio di stamattina, con le stesse condizioni ovvero 4 ore per 9 dollari, iniziamo a cercare qualche locale che ci ispiri più degli atri. Tentiamo di prenotare un tavolo nel BB King, un grandissimo locale con tanto di palco per le esibizioni: l'attesa per il tavolo è di 2 ore...ma neanche
suonasse l'anima di Elvis. Continuiamo e passiamo tra una marea di gente festosa e locali che vanno avanti a suon di musica. Molti di essi sono così pieni da non poter neppure vedere l'interno. È pazzesco! sembra di tornare indietro di mesi, al nostro capodanno a Patong, in Thailandia nella via  Bangla Road o anche a Bangkok nella  famigerata  Khao San Road; non si riesce né a camminare né a parlare: gente e musica, roba da matti. Neppure Las Vegas ci fece quest impressione, e ce ne vuole. Riusciamo ad infilarci nel Rippy's, un pub a diversi livelli, in ognuno dei quali vi sono diversi gruppi che suonano. Saliamo all'ultimo piano dove riusciamo a mangiare senza massacrare  le orecchie. Finito qui, scendiamo a fare un po di foto in giro: pazzesco! non ci sono parole per descriverlo. Siamo cotti da tanta gente e tanta musica che spesso ormai è forte rumore. Rientriamo in base e sinceramente tiriamo un sospiro di sollievo: silenzio. 

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