Dopo aver preso due pastine confezionate e un caffè dalla mini reception dell'hotel "economico"di Napa Valley, scappiamo a gambe levate da questo posto che ci fa sentire pesci fuor d'acqua. La mattina è fredda e uggiosa. Partiamo alle 8.00. I Km da percorrere sono circa un centinaio, in un'ora e mezzo dovremmo arrivare. Infatti! Nonostante qualche bel tratto congestionato dal traffico mattutino, alle 9.30 entriamo a San Francisco. È rinomatamente una città di nebbia e freddino ma oggi è davvero incredibile per noi, nebbia fittissima. Andiamo verso un punto panoramico per vedere dall'alto il famoso ponte Golden Bridge, sperando che la nebbia si diradi; invece no. Il ponte ogni tanto fa capolino tra la fitta nebbia, sembra la scena di un film o di un libro. Stiamo qui ad aspettare. Nonostante la nebbia, il vento è fortissimo. Soffia un vento freddo, la nebbia, il ponte che appare e scompare, insomma mi sembra di leggere uno dei tantissimi Thriller in cui "nell'ombra qualcuno commette un misfatto". Ma bando alle fantasie; stufi di aspettare l'apparire del ponte, scendiamo "a valle". Ci immergiamo nella città. Cerchiamo l'hotel, il Vann Ness Inn, che per la modica cifra di 140 dollari a notte ci ospiterà per quattro giorni. È posizionato benissimo, ha il parcheggio interno e quindi, lasciata la macchina qui, iniziamo a vedere la bella San Francisco. Purtroppo non c'è il sole ma la nebbia si è diradata; il vento freddo permane. Subito, subito, girato l'angolo del nostro hotel, una salita: la Lombard Street, la famosa strada con pendenza incredibile; che la si salga o la si scenda è davvero ardua. Fatta in salita è spezzafiato. Di lì si incroci la Crookedest street, la strada più "tortuosa" della citta' del Quartiere di Russian Hill. Questa strada è ritenuta la più tortuosa strada della città, anzi la seconda più tortuosa della città, perché questo onore appartiene a Vermont Street tra la ventesima e la ventiduesima strada nel quartiere di Portrero Hill. Nonostante ciò la Lombard Street con le sue curve circondate da fiori bellissimi e rigogliose piante ha un fascino imbattibile. Da qui iniziamo a gironzolare in questa bella citta'. Ci imbattiamo in una fila di gente che tenta di comprare i famosi "biscotti della fortuna" nel quartiere cinese. Questi biscotti in realtà sono di origine giapponese ma per alcuni motivi storici sono spesso considerati, erroneamente, cinesi. Noi non facciamo né fila né fortuna, crediamo di averne già abbastanza. Continuando, visitiamo il Cable car Museum, che ci da delucidazioni su come funzionino le Cable car le piccole cabinovie/tram, molto caratteristiche, che circolano qui e sono trainate da un cavo sotterraneo. Vediamo la Grace Cathedral, una bella cattedrale da visitare, con alcune cose interessanti da vedere al suo interno: bellissimi mosaici, una statua di San Francesco sui generis, un labirinto segnato sul pavimento che rappresenta, se completato, la capacità o la volontà di meditare e avere un contatto con la propria spiritualità; un bellissimo ceppo completo di radici, tutto di bronzo, nero, sembra il residuo di un incendio e un altare di Keith Haring per non dimenticare l'AIDS, flagello di nazioni e religioni che in questa battaglia sono accomunate. L'ingresso della cattedrale ha un grande portale, sono le "porte Ghiberti". Sono riproduzioni delle porte del Battistero di Firenze di Lorenzo Ghiberti, soprannominate anche "Porte del Paradiso". Cammina, cammina, altra tappa: la Cattedrale di Santa Maria dell'Immacolata Concezione. Chiesa cattolica romana che sta tra la 660 California Street e la Grand Avenue, a Chinatown . Costruita in stile neogotico nella seconda metà dell'800, distrutta in gran parte da un grossissimo incendio e ricostruita agli inizi del '900. Da qui, cerchiamo e troviamo con un po di difficoltà il tempio taoista più antico e ancora funzionante degli Stati Uniti, il Tin How Temple, dedicato alla dea del mare Mazu (in cantonese Tin How). Si trova all'ultimo piano di un palazzo fatiscente, con pianerottoli puzzolenti e abbastanza sporchi. Il tempio è ricavato da un appartamento, non si può fotografare, chiude alle 16.00 ed è molto carino, il rosso e oro predominano. Dopo la spiritualità diffusa, mangiamo in un ristorantino Thai; la nostalgia ci ha devastati. La birra Chang, che tanto abbiamo amato in Thailandia, ha richiamato la nostra attenzione. Ordiniamo una Pad Thai e una Tom Yum, piatti tipici che conosciamo benissimo. Non sono eccezionali come gli originalei ma ci hanno fatto tornare indietro di diversi mesi, la, dove, sinceramente ci piaceva tutto molto di più. Dopo questo piacevole ritorno al passato, continuiamo per la bellissima China Town; perche' bellissima? perché, a differenza della omonima di Singapore, senz'anima, questa ci fa reimmergere in ciò che abbiamo vissuto mesi fa; gli odori, da alcuni definiti "pungenti", per noi sono profumi da non dimenticare; le bancarelle con gli alimenti secchi o "strani", da alcuni definiti "difficili", per noi sono unici e indimenticabili. Insomma ci è piaciuta e ci siamo divertiti a girare qui. Attraversata la porta d'ingresso,"Chinatown Gate", entriamo nel cuore della città; strade affollate ma assolutamente fruibili, gente molto indaffarata ma anche tranquilla, rilassata, negozi griffati e tanti ristoranti e localini dove bere e/o mangiare qualcosa. I prezzi sono ottimi. È una città molto ospitale e non dispendiosa, molto a "dimensione umana". Siamo nel cuore pulsante di San Francisco, Union Square, piazza principale e importante punto di passaggio, contornata da hotel di lusso, bei monumenti, negozi di classe e teatri. Un acquisto utile da Decathlon, la manna dal cielo (il giubbino pile per Gig) e poi una camminata di dieci minuti circa e raggiungiamo il Financial District, dove vediamo un altro dei monumenti simbolo di San Francisco: la Transamerica Piramide, l'altro simbolo della città dopo il Golden Bridge. Continuando a camminare ci imbattiamo nella bella chiesa di San Francesco D'Assisi, a cui è intitolata la città. Un francescano gironzola all'interno di questa chiesa abbastanza moderna e molto familiare per noi; ci sono diverse rappresentazioni di Santi a noi molto cari e noti, compreso Padre Pio. Insomma un tuffo in Italia. Ed è proprio in Little Italy che ci troviamo; non sappiamo se venga riconosciuto così questo quartiere ma sicuramente non può essere confuso. È un'ampia zona di diverse strade ortogonali, come tutto il resto della città, tutta tappezzata dai colori della nostra bandiera e strapiena di locali commerciali italiani: pizzerie, paste fresche, pasticcerie e prezzi, come spesso accade con le attività degli italiani all'estero, abbastanza altini. Sono le 18.00 e decidiamo di staccare un po, rientriamo in hotel. Ckeck in, sistemazione in questa stanza ampia e abbastanza confortevole, senza moquette sopratutto, e doccia. Dopo qualche ora usciamo a mangiare qualcosa. Vorremmo pizza, con le giuste differenze ovviamente. A 600 m dall'hotel c'è una piccola pizzeria che si chiama Za Pizza. Andiamo e, nonostante sia chiusa, ci sono tante persone e il proprietario ci fa due tranci di pizza, molto buoni, semolati. Be', è ora di rinetrare. Un po' di stanchezza oltre al freddo c'è. La notte è fredda e l'aria è pregna di goccine di umido, si rientra. Buonanotte.
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