"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

30 maggio 2019. Page, Horseshoe Bend


Nonostante il freddo pungente, la nostra macchina/tenda, attrezzata con tutto il necessario ci ha protetti da freddo e pioggia. Ebbene si, stanotte ha piovuto.
Dentro l'abitacolo, sotto i sacchi a pelo, non potevamo lamentarci considerando che nel camping ci sono tante altre persone che dormono in tendine estive...aiutooo. Alle 6.00 siamo svegli e pronti a ripartire prima però, sistemato tutto, ci scaldiamo con un buon caffè americano all'interno del market/negozio in cui abbiamo cenato ieri sera. Sono le 7.30 quando lasciamo il camping, ma non il Grand Canyon, la prossima tappa è un altro punto panoramico all'interno del parco. lasciamo lastrada principale ''Grand Canyon Highway'' per prendere una deviazione a destra, siamo sulla Cape Royal Road che ci condurrà sino a Point Imperial. Anche questo da non perdere.
Dopodiché lasciamo deffinitivamente questo parco, dobbiamo percorrere circa  200 km, direzione Page, sempre in Arizona, in cui alloggeremo e da cui ci sposteremo ogni giorno per vedere le sue meraviglie naturalistiche. Page è a pochi km da una famosissima roccia che viene aggirata da fiume Colorado creando un'ansa a forma di ferro di cavallo. Si chiama Horseshoe Bend (curva a forma di ferro di cavallo); oltre a questo c'è un bellissimo lago il Lake Pawell e soprattutto un Canyon di una bellezza stravolgente, per conformazione e colori delle sue rocce, Antelope Canyon. Insomma trascorreremo tre giorni qui, con letto caldo e doccia calda nell'albergo Super 8, unico meno costoso trovato qui (meno costoso è un eufemismo, credeteci).
La giornata sembra promettere bene, la strada è lunga. Attraversiamo diverse riserve Navajo, raggiungiamo il Colorado che andremo a ritrovare più tardi, canyon e praterie si susseguono, ma una volta arrivati a circa 80 km da Page inizia a piovere. La cosa strana è che piove a tratti e il cielo si annuvola sempre di più. Perdiamo le speranze di vedere le attrazioni che vorremmo vedere oggi ma poi, nei pressi della cittadina prescelta, c'è il sole….roba da matti. C'è caldo e sole. Si va subito all'albergo ma per il check in è ancora presto, sono le 12.00. Quindi proviamo ad andare a  vedere Horseshoe Bend. Arriviamo nei suoi pressi e vediamo solo una fila di automobili che entrano ed escono dal parcheggio del sito; non c'è posto. Ci dicono di tornare dopo mezz'ora.
Cambiamo programma, andiamo a pranzo in un ristorante texano, che fa BBQ e che ci attrae per la marea di gente e il profumo i carne arrosto che c'è. Effettivamente si mangia da Dio, il suo nome è Big Johns's...sembra il titolo di un film western. Purtroppo il cielo si annuvola e inizia a soffiare un po di vento che ci fa desistere dal tornare ad Horseshoe perché va visitato con una buona giornata a supporto. Andiamo a fare il check in in hotel e, dopo un'ora circa, siccome la giornata migliora andiamo al nostro “Ferro di Cavallo”. Il parcheggio c'è, costo 10$. Un primo tratto di circa un km si percorre piedi e c'è un sacco di gente, sembra una processione.
Arrivati in prossimità di questa meraviglia, rimaniamo a bocca aperta. Lo spettacolo dei colori tra acqua e roccia è unico. Le fotografie si sprecano e ogni tanto mi viene ( a me, Roberta) terrore nel vedere quanto si sporgano molte persone, compresi noi, sul dirupo, per fare ste cappero di foto...veramente pericoloso ma, purtroppo, l'incoscenza prende il sopravvento. Stiamo un bel po ad ammirare questa creatura naturale e poi, con nuvole incombenti , andiamo via. Facciamo un po di spesa e poi ci rintaniamo in camera...a domani.

29 maggio 2019. Da Brytce al Grand Canyon North

Ricarichiamo I bagagli e ci prepariamo per il nuovo trasferimento. Una cosa è fondamentale in questo viaggio: avere il serbatoio del carburante sempre pieno, per cui facciamo benzina e partiamo in direzione Grand Canyon, North Rim, la parte a
nord del Grand Canyon, appunto. La giornata sembra essere buona, il cielo è terso ma il freddo è pungente. Sono le 8.00 quando partiamo dall'alloggio e la distanza che dovremo percorrere è di 250 km con un tempo previsto di tre ore e mezza. Prima tappa però, giusto per non farci mancare nulla, è la Mossy Cave (a 20 Km dalla nostra partenza) una grotta, più che grotta un grosso incavo nella roccia, che dista circa 500 metri dalla strada. Oltre a questa è presente una piccola cascata, sinceramente godibile il piccolo percorso ma il resto niente di ché . Si riparte, ora senza pause. La strada è sempre scorrevole, non c'è traffico e si alternano scenari con paesaggi completamente diversi gli uni dagli altri. Si passa dalle estese praterie in cui vediamo spesso dei ranch nei quali si tengono i famosi rodei, ai passaggi tra canyon di rocce rosse, per finire con paesaggi a noi più familiari, con
boschi di pini rigogliosi ma a tratti con i postumi degli incendi pregressi. Il cielo e l'atmosfera da sereno inizia ad incupirsi; grossi nuvoloni neri ci aspettano all'orizzonte. La quota sale, siamo a circa 2.500 m. di altitudine e inizia a piovere. Ben presto la pioggia diventerà nevischio, modificando il panorama in distese di neve. La temperatura scende vertiginosamente per arrivare a 2°. Siamo molto sconsolati e molto preoccupati, anche perché l'alloggio previsto per questa notte sarà la nostra macchina/tenda. Poco prima di arrivare all'ingresso del parco nazionale, smette di nevischiare...meno male. Abbiamo impiegato esattamente le tre ore e mezza previste, nonostante la ridottissima velocità. Arriviamo al cospetto del Ranger che sta all' ingresso del parco e che controlla o emette i biglietti e vediamo un cartello che annuncia che il campeggio all'interno del parco è FULL, pieno. Non ci perdiamo d'animo e, come prima tappa, andiamo proprio a verificare che non ci sia una piccola possibilità di spazio nel camping. Parcheggiamo di fronte alla reception del camping e ci rendiamo conto del freddo che fa. Chiediamo, quindi, ad una gentilissima Ranger se c'è una piazzola libera; questa volta la fortuna è dalla nostra: C'è! Oltre a questo la Signora ci dà alcuni consigli su cosa vedere e fare nella mezza giornata che ci rimane evitandoci di entrare negli uffici, sempre affollati, del Visitor  Center. Quindi, per prima cosa andiamo ad affiggere il nostro ticket al paletto della nostra piazzola (costo 18 $), per informare che è occupata (vedasi pagine dei giorni precedenti); poi, ritti filati verso i parcheggi nei pressi del Visitor Center.
Da qui andiamo a piedi a vedere il primo e più famoso punto panoramico il "Bright Angel Point" che dista un km circa. L'altezza è di 2.487 m sul Grand Canyon, con una visuale di 180°, forse anche più. Non riusciamo a descrive quanto visto, non abbiamo gli aggettivi giusti per far capire che cosa sia questa meraviglia, lasciamo a qualche immagine, che sicuramente non renderà giustizia, quanto dai nostri occhi goduto. le foto volano, ci spostiamo nei punti più esposti e più alti e stiamo seduti su uno spuntone di roccia
molto in alto a goderci per almeno un'ora questa immensa e spettacolare vallata accompagnati, coccolati e riscaldati da un magnifico sole che è arrivato inaspettatamente. La giornata è stupenda. Dopo ciò facciamo il Transet Trail,  un piccolo trekking di qualche km che fiancheggia il canyon. È giunta l'ora di tornare alla macchina per raggiungere il camping e allestire il nostro letto dentro la nostra macchina/tenda. Il cielo è sereno ma il freddo ora, col calar della sera,si fa sentire. all'interno del parco ci sono alcuni servizi: benzinaio, lavanderia, loudge, ristorante del loudge, qualche negozio di souvenirs, che non manca mai, un ufficio postale, un bar e, all'interno del campeggio, un market provvisto di ogni cosa, dai souvenirs alle maglie con possibilità di bere e mangiare quanto offre. Ceniamo proprio qui.

28 maggio 2019. Bryce

Al calduccio di questa stanza confortevole ci risvegliamo alle 7.00. Il cielo si è ripulito, sembra sia una bella mattinata. C'è sempre freddo, circa 3°. Si va giù a fare colazione, quella offerta con la camera: c'è abbastanza da renderla più che sufficiente; dallo yogurt al pane da tostare, marmellate, cioccolata, caffè , te, bevande varie.
Dopo, tentiamo di rivedere il parco, almeno in macchina. Prima però, a circa 500m dall'ingresso, prendiamo una deviazione a sx per  dirigerci a Fairyland Point, che significa Paese delle fate e vedendo lo spettacolo di guglie e gugliette che si ergono verso l'azzurro spettacolare di questo cielo, è facile capire il perché. Si riparte, direzione ingresso parco. Mostrata la tessera possiamo entrare. Ci catapultiamo verso i punti panoramici cercando di approfittare del bel tempo, non splende il sole ma almeno non nevica. Ripercorriamo tutti i punti elencati in cartina delle 18 miglia (quasi 29 km)della Scenic drive, la strada "scenica". Il cielo, che a sprazzi lascia
intravedere il suo colore turchino attraverso la coltre di nuvole bianco latte, è di uno spettacolo unico. Abbiamo notato che qui le nuvole sono sempre presenti e si stagliano su un cielo dal colore celeste/azzurro che sembra finto. Oggi però di nuvoloni ce ne sono troppi ma ci consentono di avere una buona visibilità nei vari punti panoramici. Non stiamo ad elencarli ma vogliamo soltanto dire, a chi avrà la fortuna di venire qui, di stare più di un giorno a godersi queste immense bellezze. Ieri ci siamo trovati senza parole e senza fiato davanti all'Anphitheater del Sunset Point (l'accesso al  Sunrice Point era vietato) ma oggi vi
assicuriamo che i nostri occhi e la nostra memoria non potranno mai dimenticare quanto visto. Non riusciamo a descriverlo né sarà facile farlo capire dalle immagini immortalate perché davanti a certi scenari neanche la macchina fotografica è in grado di rendere quanto l'occhio vede, superando di gran lunga quanto potessimo mai immaginare. Di bellezze al mondo ne abbiamo viste e viviamo in una terra superlativa ma crediamo che quanto visto qui, superi tutti. La marea di scatti fotografici non ci basta mai; scendiamo spesso dall'auto e percorriamo dei tratti a
piedi ma poi tra fango e pioggerella non possiamo fare quanto vorremmo e ci ripromettiamo che questa sarà una delle future tappe da rifare. Dopo ben 5 ore, con il cielo che non promette niente di buono, ci rifocilliamo nel locale di ieri a mangiare qualcosa e poi in albergo...ore 15 inizia a piovere. Trascorriamo alcune ore rivedendo il programma per i prossimi giorni, considerato che domani lasceremo il parco di Bryce per dirigerci verso il Grand Canyon, tempo permettendo. Le previsioni, purtroppo, non sono delle migliori. Vedremo domani.

27 maggio 2019. Bryce National Park

Stamattina ci svegliamo alle 6.00 con l'intenzione di tornare a Zion per fare il trekking dell'angelo. Piove a dirotto. C'è un freddo pazzesco. Ok, niente Zion, niente trekking, che facciamo? aspettiamo un pochino e dopo l'ottima colazione (c'era di tutto!) decidiamo di cambiare programma e di lasciare Zion definitivamente. Ora andremo nell'altro parco, il Bryce National Park, a circa 160 km da St George. Abbiamo trovato alloggio in un albergo nei pressi del Parco, nella frazione chiamata Cannonville. L'hotel si chiama Grand Staircase Inn, costo per due notti 174 dollari.clima, decidiamo di vedere il parco, fin che si può.
Mentre percorriamo la strada, la giornata peggiora e il tempo con lei. Grigio e piovoso il cielo non promette niente di buono. Inizia a nevicare. Siamo preoccupati perché non avendo catene per le ruote, abbiamo paura che, nel caso di strada ghiacciata, si perda il controllo dell'auto. Attraversiamo una vera e propria bufera di neve e, per gente come noi, non abituata a viaggiare in queste condizioni, diventa tutto problematico. Velocità ridottissima e calma ci permettono di arrivare al parco. Lo spettacolo della neve sugli alberi e tutt'intorno ci fa tornare bambini. Ci fermiamo spesso e scattiamo foto a non finire. Immortalare quest'evento è d'obbligo. Nessuno si aspettava questo clima, tanto meno noi che abbiamo i pantaloni estivi e le scarpe non proprio adatte.
Fortuna che abbiamo almeno il giubbino in piuma che avevamo addosso quando siamo partiti, a dicembre. Arriviamo sani e salvi in albergo e ci accoglie un simpatico signore che, nonostante sia presto per il check in, ci fa avere quasi subito la camera. Spaziosissima, pulitissima, nonostante la moquette, con tutto il necessario per render il soggiorno confortevole. La colazione non è inclusa ma la offrono loro, compreso caffè, tè o qualsiasi cosa tu desideri. Le stanze sono tante e si distribuiscono in tre piani. Al pian terreno la reception/market è annessa all'albergo; si trova praticamente tutto, si può bere e mangiare dagli snacks al panino, colazione compresa. Poggiati i bagagli in
camera e non rassegnati, decidiamo di raggiungere il parco. Arrivati all'ingresso del Visitor Center, tra gente sconsolata e nello stesso tempo affascinata, chiediamo le mappe e se possiamo fare qualcosa in macchina. Tutti i punti importanti possono essere toccati in auto, in ognuno si può scendere e ammirare il panorama che si apre sotto, questo è un Canyon  e lo si può vedere dall'alto, in tutto il suo splendore, toccando i punti panoramici oppure dal suo interno, facendo i diversi trekking. Per noi, che siamo sprovvisti delle giuste attrezzature il trekking sotto la neve o la pioggia è impossibile quindi
perlustreremo in macchina. La strada che tocca i vari punti è la Bryce Canyon Scenic Drive e per percorrerla si può usare la navetta, uno shuttle bus che tocca tutte le fermate. Purtroppo però la visibilità è talmente ridotta che, dopo il primo punto, totalmente invisibile, decidiamo di andare via; continua a nevicare e a fare freddo, 0 gradi. Ci rintaniamo in una ristorante tipicamente country, "Rustier's Resaturant" dove per 30 dollari ci portano due paninoni uno con carne e uno con doppio hamburger, patate, verdura e, non essendoci birra, Coca Cola. Anche qui, dove è tutto più ordinato e sobrio del locale di ieri, lo stile è tipo texano cowboy, very americano, come le pietanze...alla faccia della miseria, qui tutto troppo. All'uscita dal locale il cielo è leggermente schiarito e quindi ci balena l'idea di tornare al parco, viaaa. 16 km ci distanziato dall'ingresso. Entrati, ripercorriamo la strada maestra che tocca i diversi punti panoramici  Nel primo punto la visibilità è migliorata alla grande; questo punto si chiama Sanset (alba) e ai suoi piedi si estende il cosiddetto "Bryce Anphitheater" un anfiteatro mozzafiato.
Abbiamo capito perché anfiteatro, non solo per la forma semicircolare ma soprattutto per lo spettacolo che è. Per noi è la cosa più bella vista in tutti questi parchi e una delle cose più belle al mondo. Un mare di pinnacoli che spuntano e si elevano dal terreno, frutto di erosione di acque e venti, maestosi e di colore mattone. La neve poggiata qua e là  rende il tutto ancora più suggestivo. Ci ha ricordato una Sagrada Familia in grande e soprattutto forgiata dalla natura. Lo spettacolo è indescrivibile, non sentiamo neppure il freddo pungente. La visuale, come abbiamo detto,  è molto più limpida di stamattina e ci consente di continuare anche negli altri punti, tranne gli ultimi più a nord perché ricomincia a nevicare e la visibilità ritorna pessima, tutto diventa surrealmente bianco e avvolge l'orizzonte come un manto. Ci accontentiamo, ne è valsa sicuramente la pena tornare. Domani vedremo cosa fare, per ora andiamo in camera. Doccia calda, blog, due pizzettine e caffè ci accompagneranno al meritato sonno.

26 maggio 2019. Zion National Park

Alle 5 siamo già svegli, Gigi per il mal di testa, io per la luce dell'alba che ci circonda. Siamo nel Parco Nazionale di Zion. Nonostante tutto ci godiamo un alba meravigliosa.
Intorno a noi non solo le maestose montagne ma molti daini che vengono  a curiosare tra un brucare e l'altro. Questa visione ci rincuora anche se siamo infreddolito e abbastanza stanchi per la nottataccia. Mangiamo due cosucce della nostra scorta viveri e alle 7.00 siamo pronti per la nuova giornata. Il Visitor Center è ancora chiuso, apre alle 8.00 ma fortunatamente un giovane ranger ci dà alcune informazioni sui vari sentieri e i trekking fornendoci anche di mappa. Intorno a noi una marea di gente, sveglia e pimpante dalle 7 del mattino, pronta a zompettare per i sentieri, come fosse
mezzogiorno.  Decidiamo di intraprendere un trekking di media difficoltà, suggerito dal ranger: il Watchman Trail, un punto panoramico ai piedi di una montagna sovrastante che sembra appunto un guardone. Il percorso è a bastone, dura circa 2 ore ed è lungo 4 km, molto affascinanti I paesaggi che si aprono davanti a noi. Sono le 10.30 e siamo di nuovo al Visitor centre da cui parte lo shuttlebus, la navetta, che tocca diversi punti nei quali si può scendere o risalire per intraprendere o concludere i percorsi del parco. Deciso, si va sulla navetta per fare alti due trekking che poi diventeranno tre. Scendiamo al denominato Stop numero 6 (Grotto) per fare un trekkinetto di meno di un km e raggiungere poi il punto 5, che si chiama "Low Emerald pool trail"(camminata della parte bassa della piscina di smeraldo), una camminata facile di circa 1 km e mezzo sul costone della montagna che arriva ad alcune cascatelle, sotto le quali ci facciamo bagnare e facciamo le nostre belle fotografie.
Al rientro, non paghi della stanchezza finora accumulata, invece che riprendere la navetta dal punto 5 per tornare a valle, prendiamo un sentiero che fiancheggia il fiume. Questo si rivelerà lungo, circa un'ora per riprendere un ponticello che porta direttamente allo stop n. 4 da cui riprendere la navetta. Siamo esausti: mal di testa, caldo e il poco dormire si fanno sentire. Sono le 14.00 e decidiamo di lasciare il parco per oggi ma domani ci rifaremo con un altro bel percorso "Angel's Landing Overlook Trail, che sembrerebbe di alta difficoltà e di vista mozzafiato. Andiamo a dormire nella cittadina di St George dove abbiamo trovato (connessione e week end permettendo) una camera per 67 dollari, con colazione, nell'hotel Quality Inn South Bluff. Percorriamo i 68 km che ci separano da un lettone e una doccia arrivando all'hotel. È molto grande, dotato di diverse sistemazioni, con camere enormi e confortevoli, come la nostra (una queen size non fumatori ovviamente ) compreso la piscina. Scopriremo poi che anche la colazione è eccellente.
Finalmente calduccio, docciona e relax. Si va a cena in un locale americano che più americano non si può il TEXAS Roadhouse. Entriamo ed è già un programma: un saloon moderno pieno di gente e arachidi da sgranocchiare nell'attesa del posto a sedere. Schermi dappertutto con partite di baseball, thai boxe, golf e formula uno.; intorno tavoli di legno e gente gioiosa che  mangia...anche noi ora mangeremo: BBQ ribs e patate, pannocchia grigliata, pane al burro e due birre, il tutto per 30 dollari...American STYLE

25 maggio 2019. Dalla Death Valley a Zion National Park


Dopo una notte non proprio tranquilla, a causa del mal di testa forse dovuto a condizionatore e altitudine , alle 6:30 siamo già in piedi . Facciamo la nostra colazione e riprendiamo il percorso per le attrazioni del parco .
Lasciato il camping ci immettiamo nella Bedwater Road in direzione Golden Canyon dove arriviamo, dopo circa 20 minuti, parcheggiamo e alle 7:20 siamo già in cammino all'interno di esso . Il tragitto che scegliamo è il più corto, quello che porta alla cosiddetta Red Cathedral, una maestosa roccia di un colore rosato in cui poter salire e vedere il panorama intorno. Per arrivare abbiamo impiegato circa un'ora e durante la camminata abbiamo visto scorci di Canyon meravigliosi . La durata del percorso è di circa 5 km e in due ore si può fare tranquillamente. Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo verso L' Artist's Palette "tavolozza dell'artista" , un insieme di rocce colorate, tra cui rosa, rossa e verde. Il loop , che si percorre in macchina, è a senso unico con dossi che somigliano a montagne russe.
Riprendiamo la strada "maestra" e ci dirigiamo verso la Devil's Golf Course , "il campo da golf de diavolo"; è una immensa distesa di rocce di sale spesse  e alte fino ad un metro che si estendono per 64 km.  Il paesaggio è strano, diremmo lunare, anche se fin lì non ci siamo ancora arrivati, ci penseremo. Questa visita dura poco perché la camminata sul sale è praticamente impossibile se non per alcune decine di metri. Riprendiamo la macchina e continuiamo verso la Bad Water, "acqua cattiva". Si tratta di un'area depressiva, un bacino che risulta essere il più basso di tutti gli Stati Uniti, con i suoi -86 metri sotto il livello del mare.
È un'immensa distesa di sale bianco, umida, che si può percorrere per qualche km a piedi, noi l'abbiamo fatto senza alcun pentimento. Da questa ultima meraviglia usciamo dalla Death Valley, direzione altro parco: Zion. Il nostro obiettivo è trovare alloggio in qualche piccola città prima del parco. le favorite sono St George oppure Mesquite che distano circa 60 km dall'ingresso al parco. Durante il tragitto si susseguono paesaggi pazzeschi, che solo per questi il viaggio sarebbe giustificato. Proseguendo, arriviamo a Las Vegas  dove non entriamo, ma passando al suo esterno, riconosciamo
tanti posti visitati un anno fa circa, uno tra tutti il Luxor, dove abbiamo alloggiato per qualche notte.  Poco oltre ci fermiamo per un caffè e approfittiamo della connessione per cercare alloggio nelle due città prescelte. Purtroppo non avevamo considerato che oggi è sabato e che lunedì sarà la giornata commemorativa degli americani caduti in tutte le guerre, il Memorial Day e quindi sarà un week end lungo in cui gli americani si sposteranno a destra e a manca, compreso i parchi. Quindi, purtroppo per noi, niente alloggi. A questo punto variazione al tema si va direttamente al parco, ovvero circa 60 km in più da percorrere. Durante il viaggio facciamo un incontro ravvicinato con la polizia americana che ci ferma per eccesso di velocità ...stavamo facendo 30 miglia (48 km/h)ma il limite era di 25 (centro abitato), qui si rispettano veramente I limiti di velocità perché la polizia è in agguato, sempre. Il poliziotto capisce che siamo stanchi, sconfortato ma soprattutto in buona fede e ci grazia, addirittura ci da consigli su dove alloggiare.  Dopo averci salutato ci raccomanda di guidare molto lentamente, soprattutto in prossimità di centri abitati. Continuiamo la strada un po stanchi e provati e arriviamo a Zion finalmente. C'è già buoio, uffici chiusi, ma soprattutto i camping intorno sono tutti pieni FULL!. A proposito qui siamo nello stato dello Utah e abbiamo un' ora in avanti, quindi sono le 20 qui e non le 19 del nostro orario californiano. Cosa fare? siamo alla frutta, stanchi infreddoliti e senza alloggio se non la nostra macchina con tanto di materassino gonfiabile e sacchi a pelo. Il problema però non è il dormire in macchina ma dove, visto che qui non è consentito se non all'interno di aree attrezzate.  Non avendo altre possibilità, dormiamo nel parcheggio adiacente al camping, così come fanno altre persone vicino a noi. Prima però mangiamo qualcosa delle nostre provviste e poi a cuccia, c'è freddo, probabilmente siamo intorno ai 5°. Dentro la tenda/macchina si sta benissimo, per stanotte è così.



24 maggio 2019. da Los Angeles alla Death Valley, inizia il Tour

Oggi iniziamo la nostra avventura che ci vede protagonisti della visita dei parchi americani . Chiaramente non tutti i parchi ma quelli che sono più a portata di mano partendo da Los Angeles , che è stata la nostra residenza per 12 giorni .
Il Tour che abbiamo previsto, raggiungerà ben 17 parchi per un totale di 6500Km. Si, è un giro ambizioso ma, in un mese e qualche giorno, dovremmo riuscire a portarlo a termine. Oltre i parchi, prevediamo di spendere qualche giorno per visitare S. Francisco. È una bella sfida, cercheremo di portarla a termine. Sveglia alle 6:00 del mattino, colazione, bagagli e alle 7:00 stiamo partendo. Dovremmo fare più di 400 km per arrivare al nostro primo parco da visitare; abbiamo elaborato un tracciato , studiato per ben due settimane e abbiamo concluso con un giro che ci farà toccare i parchi più importanti della zona ovest, appunto, primo tra questi la Death Valley. Durante il viaggio si aprono davanti a noi scenari inconsueti. Grandi praterie e deserti inospitali si alternano. Guidiamo fino a raggiungere la strada n. 190 quella che si percorre per toccare la maggior parte dei punti di interesse della Death Valley.
Ormai i panorami sono esclusivamente desertici, solcati da strisce d'asfalto con rettilinei infiniti. Dopo circa  4 ore arriviamo al primo punto da noi segnato sul GPS : Mosaic Canyon. Parcheggiamo e cominciamo la nostra camminata che durerà circa un'ora . I primi 500 metri sono i migliori, sembra di stare all'interno di un  Grand Canyon in miniatura e nonostante sia molto selvaggio e caldo è estremamente affascinante. Torniamo indietro alla macchina riprendiamo la 190 per alcuni km e arriviamo al punto d'interesse ovvero la Mesquite Flat Sand Dunes.
È  un'area di dune sabbiose molto molto estesa in cui potersi rotolare tra la sabbia, fare le foto di rito e ammirare il panorama. È ora di andare verso il Visitor Center. Facciamo una sosta nei pressi di una rovina di un sito dove veniva lavorata il "Borax", chiamato "oro bianco", interessante "reperto" di archeologia industriale relativa ai primi sfruttamenti delle risorse minerarie del territorio. Per curiosità, questo veniva utilizzato nella lavorazione dell'oro al posto del mercurio per eliminarne le impurità (Piero Angela docet). Alle 3:00 del pomeriggio circa siamo al Visitor Center di Furnace Creek ; entriamo mostriamo il pass (che abbiamo grazie a Jonathan) e ci consegnano le mappe per poter vedere i posti migliori.
A proposito del pass, per accedere ai parchi o si paga ogni accesso ad ogni singolo parco per una cifra di più o meno 35 $ oppure con un pass, un badge di plastica che costa 80 dollari ed è comulativo per tutti i parchi; dura un anno ed è un lasciapassare per l'auto praticamente. Può essere usato esclusivamente da due persone, delle quali dietro la carta c'è la firma, di cui almeno una deve essere presente all'interno del veicolo usato. Noi stiamo usando la carta di Jonathan, che ringraziamo Dopo una veloce consultazione, continuiamo la visita al parco. Prima tappa: Dante's View, punto panoramico che domina tutta la valle su una quota di 1670 metri.
Qui ci si rende conto del perché viene chiamata Valle della Morte . Sicuramente è un posto
estremamente affascinante ma molto selvaggio e poco ospitale.  Se si vuole raggiungere un punto di osservazione a 180° si deve fare una piccola passeggiata per raggiungere alcune rocce esposte. Ripresa la macchina e raggiunta la 190  in direzione Furnace Creek, ci fermiamo allo Zebriskie Point, uno degli scenari che ci ha colpiti di piu. È un sistema di rocce arenarie solcate dall'acqua che crea un effetto "striatura" che tanto rimanda al manto delle zebre. Ci sono diversi  percorsi da poter fare e a noi è venuta voglia di farne uno che è un loop e che ci impegna per qualche ora facendoci attraversare alcuni canyon ricavati dal passaggio del fiume, ora a secco.
Il colore dorato delle rocce, che il sole contribuisce ad esaltare, rende tutto meravigliosamente affascinante . Dopo circa due ore di camminata, si riprende la via di ritorno al parcheggio che sta sul punto panoramico. Da quì ci godiamo un indimenticabile tramonto con uno snack di crackers e acqua, giusto quello che abbiamo con noi . È ora di andare a cercare alloggio. Oggi si va di camping. A Burbank abbiamo comprato tutto l'occorrente per dormire, in caso di necessità, dentro la nostra macchina. È un modo per fare camping senza tenda. Quindi, con le nostre attrezzature da camping ne cerchiamo uno per stanotte. Vicino all'ingresso del Visitor center ci  sarebbero tre camping abbastanza vicini tra loro, il problema è che l'accesso non è così intuitivo. L'appetito si fa sentire, quindi decidiamo di mangiare qualcosa prima di continuare le ricerche dell'ingresso ai camping.  In un'area picnic consumiamo il nostro pasto frugale. Ok, ora cerchiamo un posto dove dormire. Abbiamo un po' di difficoltà perché c'è buio e perché è veramente difficile capire come funzionano i campeggi . Alla fine riusciamo a trovare l'accesso ad uno dei camping. Si può accedere soltanto con un pagamento che viene effettuato all'ufficio d'ingresso, ma in questo caso, non essendoci più nessuno, dobbiamo utilizzare l'alternativa "macchinetta emetti ticket" (i costi delle piazzole vanno da 14 ad un massimo di 20 $; qui è 16$). Ogni piazzola è contrassegnata da un numero affisso su un paletto, sul quale si deve mettere il  ticket per far capire, ad altri eventuali ospiti, che lo spazio è occupato. Per noi piccola disavventura in una piazzola già occupata...da ricordare.