"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

15 Giugno 2019.Yellowstone, terzo giorno.

Obiettivo di oggi è percorrere il versante più a est del parco, per raggiungere lo Yellowstone Lake. Dobbiamo percorrere circa 20 km da Norris a Canyon Village e altri 26 per raggiungere il Lake Village. I primi 20 km li percorriamo senza soste, perché già fatte ieri. Arrivati a Canyon Village un gran caffè caldo non ci scappa. Si riparte. Dedichiamo tutta la mattinata a visitare il Grand Canyon di Yellowstone. Qui gli scenari richiamano quelli del Grand Canyon in misura nettamente inferiore, comunque sempre affascinante come tutti i canyon sono. Percorriamo per prima la parte a nord, la North Rim vedendo il canyon nel suo splendore tra cascate impetuose di cui il frastuono e la forza non si dimenticano facimente. Scendiamo fino alle Low Yellowstone Falls e proseguiamo fino al punto finale che si chiama Inspiration Point, dove sulla cascata maestosa si manifesta un bellissimo arcobaleno. Passiamo poi alla parte a sud del canyon, la South Rim. Anche qui, come sopra, tocchiamo tutti i punti d'interesse fermandoci con la macchina al parcheggio di Artist Point per poi proseguire a piedi per il trekking omonimo. Finito questo, si prosegue in macchina fiancheggiando il Yellowstone river. Pausa pranzo in picnic area, in riva al fiume. Andando avanti ci fermiamo in prossimità di un punto panoramico che ci ha incuriosito per le rapide che si intravedevano dalla strada. Parcheggiata l'auto, ci incamminiamo in un sentiero a scendere direttamente sulle rapide. Qui, oltre il paesaggio intorno, la potenza dell'acqua ci impessiona. Assistiamo a due spettacoli. la prima erano alcune gallinelle tranquille, in bilico su una roccia appena affiorante, nel bel mezzo della corrente. Alcune di esse, addirittura, si tuffavano a pescare tra i fiotti. Da un'altra parte la risalita di grandissime trote, le Cutthroat Trouts, che, sfidando le correnti, si lanciavano verso l'alto per superare gli ostacoli delle rapide. Continuando il percorso, superiamo Mud Volcano e raggiungiamo Lake Village, il villaggio posto sull'omonimo lago, che offre alberghi e servizi ai visitatori. Siamo a quota 2300 m e ci fermiamo per un po a vedere questo immenso lago che è grande circa 740 km², con una profondità massima di 130 m e che, da dicembre a maggio è ghiacciato. Sono le 16.00 e decidiamo di rientrare; giusto in tempo. Quella che ci ha graziato per tutti questi giorni, contravvenendo a tutte le previsioni catastrofiche che avevamo sentito, si manifesta: la pioggia, anzi la grandine. Intervallata da momenti di pausa continuerà per il resto della serata. non possiamo che essere grati per queste bellissime giornate ricevute, che ci hanno permesso di vedere tantissimo del parco di Yellowstone, un ambiente unico al mondo assolutamente impareggiabile per diversità e particolarità di scenari mozzafiato.

14 Giugno 2019. Yellowstone, secondo giorno.


Dopo una notte non fredda e abbastanza confortevole, ci svegliamo prestissimo. Albeggia molto presto, intorno alle 5.00 del mattino e alle 6.00 siamo svegliassimi. Con tanta calma sgonfiamo materassino e riponiamo tutto in buon ordine. Colazione, pane, marmellata e anche frutta. Manca qualcosa di caldo ma andremo più tardi in uno dei centri del parco a prendere un buon caffè americano. Programma odierno è un loop nella parte Nord di Yellowstone, che parte da Norris, dove campeggiamo, per arrivare a Mammoth Hot Spring, per poi proseguire a Roosevelt e quindi, Tower Fall, Canyon Village e rientro a Norris, per un totale di 120 Km. Partiamo e, prima sorpresa del giorno, dopo una decina di km, nei pressi di Obsidian Cliff, mamma orso con i suoi piccoli sgambettano e cercano da mangiare tra i prati adiacenti la strada. Molo presto la zona si riempie di macchine e di fotografi con tanto di cannoni di obiettivi. Ben presto arrivano i Rangers che mettono ordine e in sicurezza l'area. Dicono che sono dei Grizzly e che, se si avvicinassero troppo al bordo strada (non meno di 100 metri) saremmo in pericolo, perché sono suscettibili  per natura. Inoltre qui c'è una mamma con i suoi cuccioli, quindi ben più pericoloso. Gli orsi danno spettacolo di sé. Vanno di qua e di là a strappare erba e foglie dai cespugli. I cuccioli, due, giocano tra loro ma stanno sempre attaccati alla mamma, enorme, che non li perde d'occhio neppure un attimo. Zompetta, zompetta si avvicinano e i Rangers ci impongono di tornare alle macchine. Dopo mezz'ora di puro spettacolo da documentario della National Geographic, riprendiamo la strada. Qualche cascata lungo il tragitto e bei panorami ci avvolgono. Arriviamo così all'Upper Terraces Area, un Loop da percorrere in macchina poco prima di Mammoth. Gayser e fumarole ci accompagnano, è davvero uno spettacolo della natura primordiale, neanche fossimo al post Big Beng! Arrivati a Mammoth ci deliziamo della vista di Canary Spring, terrazze di travertino e carbonato di calcio sempre in mutamento. Da un'anno all'altro mutano forma perché con l'acqua bollente fuoriescono minerali che depositandosi e sedimentandosi, assumono forme diverse. Sembrano formazioni di ghiaccio, bianchissime in alcuni tratti e in altre più gialle. Spettacolo puro. Proseguiamo, dopo aver pranzato in un'area pic-nic, verso Roosvelt. I paesaggi alpini ci accompagnano, ma tra gli alberi rigogliosi vi sono sempre gli scheletri di pregressi incendi. A metà strada, prima di arrivare a Roosvelt, ci fermiamo per fare una passeggiata di circa un km per raggiungere la Wraith Falls, di passaggio appunto. Intorno a noi una prateria di abeti, arbusti, cespugli, tronchi in decomposizione, fiorellini colorati e scoiattoli; qualche farfalla fa capolino e sembra di essere un incrocio tra "l'ape Maia e i suoi amici" e Haidi. Un'esplosione di vita, di primavera infinita. Tornati in macchina, direzione Roosvelt. Superata questa, poco oltre, ci parcheggiamo nei pressi di Calcite Spring che, come dice il nome, è un canyon di calcite attraversato dal fiume, lo Yellowstone river. Foto di rito e  si continua. La quota sale e cominciano a vedersi grossi ammassi di neve ghiacciata sui lati della strada. Anche la temperatura scende e, in men che non si dica, ci ritroviamo a poco più di 3000 m. di quota, stiamo attraversando il monte Washburm. I paesaggi sono incantevoli e ci vediamo tutti i point views di passaggio fino al Canyon Village. Ci separano ancora una ventina di km dal campeggio, a Norris, per chiudere il loop, il giro. Lungo strada prendiamo una piccola deviazione che ci porta a vedere la Virgin cascate, niente di ché. Proseguiamo e finalmente arriviamo a Norris. È presto, circa le 17.00 e c'è tanta luce e sole. Approfittiamo per vedere Artist Paintpots e Norris Gayser Basin, due bellissimi siti di attrazione, di origine vulcanica in piena attività. Torniamo in campeggio e finiamo così la lunga giornata.

13 Giugno 2019. Da Jackson Hole a Yellowstone National Park


È giunta l'ora di raggiungere Yellowstone. I km di distanza tra Jackson e l'ingresso del parco sono circa un centinaio ed è necessario passare attraverso il Grand Teton National Park, attraversandolo tutto. I due parchi infatti sono confinanti. Partiamo alle 7.30 e arriviamo con un pochino di traffico alle 9.00. La temperatura esterna comincia a scendere, le cime innevate fanno spazio ad altri scenari alpini meno affascinanti. Purtroppo i postumi degli incendi che hanno colpito queste zone sono ben visibili. Ai lati della strada si ergono, come spettri, gli abeti bruciati e la rada vegetazione non è invitante. L'impatto non è dei migliori. Passato l'ingresso ci preme trovare alloggio per questi giorni e vorremmo trovarlo dentro il parco perché le distanze dalle eventuali cittadine esterne sarebbero enormi, centinaia di km. Unica cittadina vicina è West Yellowstone ma sarebbe scomodo comunque. All'interno ci sono molti camping, alcuni prenotabili solo via web o telefono. Noi abbiamo già le idee chiare sul campeggio da scegliere, uno dei più centrali. Ci allettano due campeggi, distanti tra loro una ventina di km. Prima di arrivare al primo di essi però, visto che è di passaggio, vediamo il primo dei nostri Geyser, il West Thumb Geyser Basin. È in prossimità del Lago di Yellowstone. Yellowstone è un parco a se, completamente diverso dagli altri. È il risultato di una devastante eruzione vulcanica. Il collasso della parte centrale determinò la formazione di migliaia di bacini bollenti, calderoni d'acqua, fumarole (vapore che fuoriesce dal terreno) e formazioni di sedimentazioni di minerali di calcio e zolfo. Qui è come attraversare piane di sfumature multicromatiche interrotte qua e là da fumi di vapori che dal sottosuolo vengono su. Dopo la visita al West Thumb, dove ci rendiamo conto di quanto ci aspetta visto lo scenario "dantesco", filiamo dritti alla ricerca del campeggio verso Madison, a 53 km di distanza. Il campeggio omonimo è FULL... aiuto. Proseguiamo per il secondo, in ordine di passaggio, verso Norris, a 23 km. Anche questo con al scritta FULL. Abbastanza preoccupati, chiediamo ad una Renger dove poter andare ma lei ci dice che si sono appena liberati due posti e uno potrebbe essere per noi, volendo. Noi, VOLENDO!! Dopo attimi di esultanza, fatta la prenotazione e pagato 60 dollari (20 per notte), torniamo a ritroso sulla strada lasciata per continuare con più tranquillità il nostro giro. Oggi faremo questo versante che va da Old Faithful a Medison,  mentre domani ci dedicheremo alla parte più a nord e poi il centro nel terzo giorno. Tornati giù, andiamo a vedere l'attrazione del parco, il geyser Old Faithful, l'attrazione più rappresentativa dell'intero parco. Questo Geyser erutta spesso e gli orari sono affissi in una bacheca del Visitor  Center. A proposito dei Visitor center, ce ne  diversi nelle diverse aree. Questo, all'Old Faithful è meraviglioso e particolare, una struttura enorme tutta di legno, con tanti spazi per il relax, per lo shopping dei souvenirs e per mangiare. Sono le 12.50 e leggiamo che oggi l'eruzione è prevista per le 13.30. Una marea di gente seduta ad aspettare lo spettacolo. C'è anche tanta polizia e controlli a tappeto. Scopriamo il perché. In visita a Yellowstone c'è il vice presidente degli stati uniti. Alle 13.30 puntuale come un orologio il Geyser fa il suo spettacolo; eruzioni di acqua bollente e vapori, ad intermittenza. Gli zampilli d'acqua vanno su. Si dice che arrivino fino a 50 metri, noi oggi non siamo riusciti a capire quanto fossero alti ma lo erano davvero tanto. Finito qui, mangiamo e ci facciamo un caffettone al Visitor Center. Via verso le attrazioni di passaggio direzione campeggio. Upper Geyser Basin, Biscuit Basin, dove facciamo una lunga passeggiata tra gyser e scenari "infernali". Proseguiamo con il Grand Prismatic Spring, un calderone di colori offerti dai minerali del sottosuolo e la luce del sole e finiamo con il percorrere una strada, la Fountain Flat drive, dove oltre a tanti bisonti non c'è altro (e non è poco vedere questi enormi colossi al pascolo). Si torna al camping. C'è ancora tanta luce perché nonostante siano le 19.00 qui il sole tramonta alle 21.30. Ci da il tempo di organizzare la macchina per dormire e la cenetta accompagnata da un buon vino.

12 Giugno 2019, Jackson Hole, Grand Teton National Park, secondo giorno.


E buongiorno a questa bellissima giornata di sole. Secondo giorno a Jackson Hole  e al Parco di Teton. Oggi vogliamo veder la parte più centrale, quella del distretto di Colter Bay. Rientrati al parco ci dirigiamo subito verso il lago più grande, il Jackson Lake. Anche qui c'è un Visitor Center e anche qui tantissime sono le attività da fare. Noi, però, scegliamo di fare una passeggiata per vedere la parte centrale del lago, un trekking su una delle due isolette di Colter Bay, appunto. Si chiamano Lakeshore e Swan Lake ma noi faremo solo il primo, il più corto. È un trekking che fa il periplo dell'isoletta e quindi dà una visione a 360° del Lago Jackson sul quale risiede.  Un paio d'ore sotto il sole, i pini, i profumi della natura...impagabili. Ci fermiamo spesso a godere delle spiaggette ciottolate in cui molte persone, probabilmente del posto, vengono a pescare. Una marea di bimbi, accompagnati da adulti, insegnanti supponiamo, si divertono a passare in fila Indiana nel sentiero circondato da natura. Uno spaccato di vita senza stress, senza rumori, senza angosce. Cerchiamo un'area picnic per fare il nostro pranzetto al sole e qui trascorriamo un'ora beata. Rientriamo verso la città ma, sorpresa sorpresa, una marea di bisonti in lontanaza. Stanno pascolano sui prati adiacenti la strada. Molte persone ferme a fare foto. Gigi impazzisce, si perde. Nonostante la macchinina fotografica, senza la sua mega attrezzatura che lo aspetta a casa buona buona, sta più di un'ora ad immortalarli. Sono animali mastodontici, spaventosi a vedersi ma poi alla fine, sono erbivori ruminanti. La visita al parco finisce così. Una raccomandazione per chi venisse qui è quella di fare subito una bella "ispezione" di questa area centale, trekking sul Jackson Lake per primi. Qui c'è l'essenza di tutto il parco. Non aspettatevi cose mai viste, soprattutto se venite da paesi alpini, ma è pur sempre una bellezza da scoprire.

11 Giugno 2019. Da Rock Springs a Jackson Hole, Grand Teton a National Park.

Dopo una buona nottata in questa camera molto confortevole, sveglia, colazione e via. Guida Gigi mentre io scrivo il Blog dei giorni precedenti. Distanza da percorrere 305 Km circa. La strada è scorrevole e c'è poco traffico. Usciremo dallo Utah per entrare in Wyoming. Nelle 4 ore di viaggio vedremo gli scenari cambiare; si passerà a scenari alpini, neve sulle montagne in lontananza e, se non fosse per le  tante piccole frazioni tipicamente western e i cowboy all'opera, che portano al pascolo le mandrie, ci sembrerebbe di stare in Trentino. Cittadine con casette di legno e fiori colorati nei balconi; riproduzioni a grandezza naturale degli animali della zona, come le alci e i bisonti e tante vacche grasse al pascolo; capiamo perché le carni sono così buone e saporite. Insomma in qualche centinaio di km e qualche ora, passiamo da scenari desertici, dove le forze della natura scolpiscono e forgiano le roccie, ai paesaggi alpini, a noi italiani abbastanza familiari. Arriviamo al Grand Teton nel primo pomeriggio. Questo parco è diviso in diversi "distetti", zone diverse con tanto di Visitor Center in ognuna ed in ognuna vi sono più o meno le stesse caratteristiche; laghi meravigliosi, cascate, trekking immersi nella natura alpina. In lontananza si ergono le montagne innevate, è un gioiello. Considerando tutto però siamo arrivati alla conclusione che non sia un parco ma una "regione". Qui non ci sono bus navetta perché è davvero ampio e dispersivo. È come se dicessimo "andiamo in Val Gardena o in Val Pusteria" ecco. Si possono fare migliaia di attività all'aperto; bici, mountainbiking, trekking, pesca, giri in barca, kayaking e chi  più ne ha più ne metta. Si vedono diversi impianti di risalita da piste da sci, quindi anche sport invernali. Insomma è un'enormita di area tipicamente montana. Prima tappa il Visitor Center denominato "Craig Thomas Discovery", nel distretto di Moose, parte a sud del parco. È veramente carino, con filmati del parco, attività didattico multimediali per bambini e dove ci si può già organizzare la visita all'intera area. Mappe alla mano, ci attende una tappa classica: Mormon Row. È ciò che rimane delle case mormone della fine del 19° secolo " I dirigenti della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, i mormoni, avevano inviato alcune famiglie, da Salt Lake Valley, a questo distretto, per stabilire nuove comunità e sostenere la loro popolazione in espansione. I coloni mormoni, alla fine del XIX secolo, raggrupparono le loro fattorie per condividere lavoro e comunità in netto contrasto con l'isolamento tipico di molte fattorie occidentali. Questi coloni giunsero per la prima volta nel 1890 dall'Idaho che stabilì una comunità conosciuta oggi come "Mormon Row".Gli abitanti  si stabilirono in 27 case nella zona grazie al terreno relativamente fertile, al riparo dai forti venti. Nonostante le dure condizioni di Jackson Hole (quest'area appunto), i coloni mormoni coltivarono i raccolti usando l'irrigazione. Questi robusti coloni scavavano fossati a mano e, con squadre di cavalli, costruirono una rete intricata di argini e dighe per incanalare l'acqua dai fossati centrali ai loro campi tra il 1896 e il 1937. L'acqua scorre ancora in alcuni di questi fossati". Bel reperto storico da visitare. Seconda tappa suggerita dal Ranger del Visiro Center, un trekking intorno al lago Taggart, poco prima del più famoso lago "Jenny". Parcheggiata la macchina intraprendiamo questo piccolo percorso di circa 4 km. È una goduria. siamo circondati da pini che profumano l'aria. Gli abeti giganteschi fanno Natale; fiori colorati e cinguettio non mancano. Qualche scoiattolo fa capolino qua e là, ma niente orsi. Sembrerebbe che ce ne siano parecchi ma noi, fortuna/sfortuna, non abbiamo visto neanche l'ombra. Ogni tanto facciamo una deviazione verso il lago che stiamo fiancheggiando. I colori tra cielo e acqua sono unici. Tratti ancora innevati sul nostro passaggio ci danno la sensazione di "aria pulita". Veramente uno scenario tipicamente alpino, sempre meraviglioso. Finito il giro, ci dirigiamo al più rinomato  Janny Lake, un'altra delle icone del Parco. Da qui si possono fare tante attività e prendere anche un battello, che porta da una sponda all'altra. Il lago è molto bello, ma non aspettatevi meraviglie assurde, è un bellissimo lago di montagna come tanti altri insomma. Finiamo la prima giornata ci conoscenza con questo parco nel  pomeriggio inoltrato, sono le 17.00 e ci aspetta l'hotel nella cittadina più vicina al parco, Jackson Hole, dove alloggeremo, sempre in un Super 8. Arrivati in hotel già ci accoglie una Hall molto caratteristica, tutta di legno, con tanto di distributore di popcorn, tantissimi dolciumi e snack in un ambiente caldo e accogliente compreso di animali imbalsamati. Qui gli animalisti è meglio non vengano mai. la stessa Jackson Hole è una cittadina molto carina, in tutti i sensi, una Cortina italiana. Gli alberghi costano tantissimo e sono sempre strapieni; tanti i locali tipici western con tanto di pistole e pistoleri. Qui la caccia ai grandi animali è quasi sacra. Si respira aria di Buffalo Bill, ma è davvero molto caratteristica e molto carina. La sera infatti andiamo a mangiare una buona bistecca in un locale da fantascienza quasi. Si chiama "Gun Barrell" e, se sei animalista, ambentalista, ecologista....lascia stare. A noi è piaciuto troppo per quanto è pazzescamente "Into The Wild West". Non siamo qui a giudicare né condannare una cultura, non è il caso né avremmo la forza di poterlo fare. I locali ricettivi, tutti, compreso i pub o ristoranti, qui sono quasi tutti così. Finiamo la serata con birre buonissime e un buon taglio di carne con contorno per la modica cifra di 102 dollari, qui niente è economico.

10 giugno 2019, Da Moab a Rock Springs, trasferimento

Partenza da Moab, direzione Rock Springs, tappa intermedia, di passaggio, per raggiungere il Grand Teton National Park. I Km da percorre sono 520 e impieghiamo 5 ore e mezzo. Arrivati alle 13.30 andiamo a mangiare qualcosa nell'attesa del Check-in delle 15 nell'albergo Super 8. Stiamo usando spesso questa catena di hotel perché abbastanza economica, il servizio reception è impeccabile, le stanze sono carine e confortevoli, la colazione è più che sufficiente e c'è la zona lavatrice ascugatrice, cosa per noi utilissima. Dopo il check in, prima cosa, doccia. Non abbiamo voglia né tempo per andare a scoprire questa piccola cittadina quindi ci preoccupiamo della tappa di domani.

09 Giugno 2019, Moab, Arches National Park

Di buona lena, sveglia presto; oggi visiteremo Arches National Park. Dista poco più di 8 Km da Moab. Entrati, ci dirigiamo al visitor center. Mappa e suggerimenti del ranger non mancano. Prima cosa capire se c'è possibilità di dormire nei campeggi all'interno del parco: tutti pieni eeee che CA... Ok, non ci scoraggiamo. Iniziamo a vederci questa meraviglia di parco. È caratterizzato da Archi di roccia, da cui prende il nome. I geologi dicono che il parco si trovi in cima ad un letto di sale sotterraneo che è responsabile di straordinarie opere archittettoniche, tra archi, spire, rocce in equilibro, lame sottili di rocce e monoliti erosi. Questo sale era depositato nell'altipiano del Colorado 300 milioni di anni fa, quando un mare scorreva nella regione, mare che alla fine evaporo'. In migliaia di anni i residui di inondazioni e venti forti, forgiarono e coprirono il sale con migliaia di detriti che, compressi, crearono ammassi di roccia. Crolli del sale, stratificazioni di altri materiali, temperature estreme, venti, acque e movimenti tellurici contribuirono alla formazione di monoliti con sviluppo verticale che, nei loro punti deboli, venivano logorati dalla forza dei fenomeni naturali creando dei fori che mano amano divenivano archi. Quindi, nonostante sia difficile immaginare forze così violente, vediamo intorno noi la bellezza di queste forme spettacolari. La nostra prima tappa è un trittico di Archi nella zona chiamata Windows Section. Stupisce la loro grandezza, ampiezza e forma. Per chi, come noi, non è abituato a tali formazioni naturali è di grande impatto. Tornando indietro ci fermiamo alla Balance Rock, una roccia che sembra in bilico su un monolite, un equilibrio innaturale. Continuando verso i punti d'interesse, ci fermiamo nei parcheggi di Wolf Ranch, dai quali inizia un trekking per vedere il più famoso degli Archi, il più rappresentativo: Delicate Arch. Il trekking è denominato appunto Delicate Arch Trail; è di media difficoltà ed è lungo cinque km, andata e ritorno, a bastone. È una camminata abbastanza faticosa per vari saliscendi su roccia. Nonostante il buon grip delle nostre scarpe le gambe devono lavorare. Non è un trekking per tutti, ma se si ha una buona resistenza e autostima, anche persone non proprio adatte alla tipologia di camminata, potrebbero affrontarlo. Il sentiero è ben tracciato e non è accidentato; le difficoltà stanno nelle rampe lunghe su roccia. L'obiettivo finale, il famosissimo arco, merita tale piccola fatica. Nn paghi di ciò, perché la luce ci è avversa, nel senso che l'arco è in ombra, fuori sentiero aggiriamo la conca dove è posto l'arco e lo vediamo dal versante sud, distante ma completamente illuminato dal sole. Il panorama intorno è ancor più spettacolare. Stiamo qui ad assoporare queste meraviglie coccolati da un bel sole. Siamo a circa 1500 metri di altitudine. Torniamo indietro, di rientro alla macchina dopo circa due ore di cammino a ritroso. Ripresa l'auto, andiamo diretti, percorrendo una decina di km, ai parcheggi del Devil's Garden Trailhead. Da qui parte un trekking molto impegnativo, per escursionisti esperti, che si chiama appunto Devil's Garden. È un loop che ti fa toccare 8 archi naturali ed è lungo circa 12 km; non possiamo farlo, il tempo non ce lo consente. Facciamo, però, una parte di esso fino a raggiungere il Double O Arch, due archi naturali sovrapposti. Anche questo è un sentiero difficile, sia per i cambi di pendenza, passaggi su roccia e passaggi esposti oltre che la lunghezza, sette km totali a bastone. Prima di raggiungere questi due archi abbiamo fatto le deviazioni per altri cinque archi  che si trovano lungo il sentiero e sono raggiungibili, appunto, con piccole deviazioni. Rientrati alla macchina, alle 16 circa, siamo abbastanza stanchi e accaldati, il sole è davvero irresistibile ma ne è valsa la pena perché il trekking è stato meraviglioso per tutti gli ambienti e naturalistici attraversati. Prendiamo la via di rientro a Moab toccando alcuni punti panoramici raggiungibili in macchina. Ci attende lo stesso campeggio e ne siamo, comunque, felici. Tra un bicchiere di vino californiano e le nostre provviste, concludiamo la serata. Domani mattina si riparte per il Wyoming, esattamente a Rock Springs tappa intermedia di passaggio, obbligatoria visti i km da percorrere, per la cittadina di Jackson, vicino al prossimo parco da visitare, il Grand Teton....e ci avviciniamo a Yellowstone.