"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

8 Giugno 2019. Moab, Canyoland, Island in the Sky, Dead Horse


Svegli da prestissimo, ci organizziamo la giornata. Colazione delle nostre e fermata d'obbligo per un mega caffettone in un 7Eleven (catena market  a noi nota) di passaggio. Oggi ci aspetta la parte nord di Canyoland, Island in the Sky, e prima di essa, il Dead Horse, un parco caratterizzato da una mesa che domina una vallata con un'ansa del fiume Colorado che lo caratterizza. Non essendo valida la tessera annuale, paghiamo i 20 dollari di ingresso. Il percorso che porta al punto chiamato Dead Horse, che poi è il suo termine, è una striscia di asfalto di diversi km con molti punti di osservazione che dominano la vallata a destra e a manca.  Arriviamo alla fine, dove il Colorado crea l'ansa nella vallata sotto di noi, siamo ad una quota di circa 1750 m. Bello ma niente di che rispetto a quanto visto precedentemente. Anche qui tentiamo l'alloggio per i campeggi ma sono tutti occupati.  Non ci disperiamo come ieri perché siamo quasi certi che, mal andando, troveremo posto nel camping di ieri. Usciti da questo parco, proseguiamo per Canyoland nord. La differenza fondamentale tra questa parte di Canyoland e l'altra di ieri, Needles, è la visione panoramica dall'alto. Island in the Sky, oltre la mesa incuneata tra Green river e Colorado riverer, è una sorta di torre di osservazione di tutto l'orizzonte. Da qui si può avere una vista dalle dimensioni inimmaginabili. Nei pressi del bordo della mesa c'è il White Rim, un banco di arenaria a 366 metri al di sotto dell'Island. Ad altri 300 m. al di sotto del White Rim ci sono I fiumi, ombreggiati dagli strapiombi del canyon; al di là di essi si estendono le altre due aree, Needles e Maze. Dapprima, dopo la tappa obbligatoria al Visitor Center, con tanto di buoni suggerimenti dei rangers, andiamo al primo punto panoramico su un cratere: è il Upheaval Dome. Molte sono le teorie di creazione di tale fenomeno, da quelle scentifico/geologiche (lento movimento di depositi di sale del sottosuolo che hanno spinto strati di arenaria verso l'alto) all'impatto di un meteorite. Ancora il mistero persiste. Continuiamo in macchina toccando i vari punti panoramici che dominano la vallata. Molti i trekking da fare, la maggior parte lunghi e di medio-alta difficoltà perché spesso scendono a valle, alquanto duri da risalire. Una delle cose che caratterizza questo parco è una lunga strada sterrata, lunga 100 miglia ovvero 160 km. È la White Rim Road. Per percorrere questa strada è necessario un 4x4 serio con serbatoio pieno e scorta di carburante perché normalmente si fa in due o piu giorni, dormendo nei campground di passaggio con tanto di  permesso, gratuito, rilasciato preventivamente al Visitor Center. In questo lungo percorso c'è anche la possibilità di dover tornare indietro se il guado dei fiumi non ne permettono il passaggio, uno in particolare si tova proprio in prossimità della fine. Un altro percorso fuoristrada che, per il primo tratto copia la White Rim Road per poi biforcarsi e dirigersi verso la città di Moab, si chiama Potash Road e  parte da 1800 m di altitudine. Il ranger del Visitor Center ci da le giuste raccomandazioni e, dopo aver visto il modello della nostra auto al PC, ci da l'ok e noi si va.  I primi 10 km con tornanti strettissimi, ripidi e a strapiombo, ci tengono alta l'adrenalina facendoci scendere di 600 metri di quota tra canyon mozzafiato. Scendendo incrociamo due fuoristrada che salgono e passiamo a malapena. La giusta concentrazione sulla guida e sulla strada non ci distolgono dall'ammirare il paesaggio dentro al canyon. Arrivati a valle dopo 13 km circa, ritroviamo il fiume Colorado e la Dead Horse; siamo a parecchie centinaia di metri al di sotto di dove visto stamattina. Da qui è molto più suggestivo e apprezzabile se non altro perché siamo soli in mezzo alla natura selvaggia di questo parco, tra canyon e rocce monolitiche sempre in equilibrio, sfidanti ogni legge di gravità. Fiancheggiando il Colorado arriviamo ad una salina molto moderna e ben organizzata. Le sue acque hanno dei colori che fuoriescono dal contesto, spaziando da tonalità di blu mare, fino al bianco del sale. Finalmente ritroviamo l'asfalto, abbiamo percorso circa 35 km di sterrato. Ora direzione Moab, a circa 20 Km. Sulla nostra destra il fiume Colorado e sulla sinistra pareti rocciose. In queste, tanti free climbers in azione, sono praticamente a bordo strada. Questo percorso in fuoristrada è stata la cosa che ci è piaciuta di piu di questa area di parco e, secondo noi, è anche la più rappresentativa di ciò che questo sia. Entrati in città, a Moab appunto, constatiamo che è molto frequentata da chi ama fare sport all'aria aperta; kayaking, rafting, mountain biking (tantissime persone in bici da strada e da montagna), ... e moto cross. Ecco perché negli alberghi e campeggi non c'è posto, soprattutto nel fine settimana ed ecco perché, oggi come ieri, dormiremo nel camping spartanissimo ma comodo, di ieri (a proposito, 15 dollari a notte).

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