"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

07 Giugno 2019, Da Mesa Verde a Moab, direzione Canyoland.

Partiti da Mesa verde, ci dirigiamo a Moab, cittadina vicina al Parco Nazionale Canyoland e ad Arches, tappe quasi d'obbligo per chi intraprende questo giro dei parchi. La destinazione è a circa 280 km, prima di raggiungerla però facciamo tappa alla parte est di Canyoland perché per noi è di passaggio. Canyoland è una vastissima area di 840 km ², un deserto roccioso nel cuore dell'altopiano del Colorado. Acqua e gravità sono stati i principali architetti di questa terra, ritagliando strati uniformi di roccia sedentaria in centinaia di canyon, Mesa, butte, Archi e guglie. Al centro ci sono due canyon intagliati dai fiumi "Green" e "Colorado". Intorno a questi si estendono tre vaste aree molto diverse tra loro: Island in The Sky a nord; Maze a ovest; Needles a est. Sono aree diverse ma che condividono l'aspetto selvaggio del West America. Questo perché pochi furono gli audaci che vi accendevano: ovviamente i indiani, gli intrepidi cowboys, gli impavidi esploratori e i cercatori di uranio. Il parco è stato fondato nel 1964 e molto di esso è ancora inesplorato. Molte delle sue strade non sono ancora lastricate ed i suoi sentieri sono tutt'ora molto selvaggi. Lasciata la strada 191 entriamo nella 211, quella che porta al Visitor Center a 56 km di distanza dove chiadiamo come muoverci in questa ampia e selvaggia zona. Mappe e informazioni alla mano iniziamo iniziamo l'esplorazione. Capiamo subito il perché del nome Needles, aghi. Questi non sono proprio aghi ma pinnacoli di roccia rossi e bianchi. I movimenti tellurici hanno fratturato la roccia e l'acqua e il vento con la loro forza di erosione, ha completato l'opera. Arrivati al parcheggio di Elephant Hill, come suggerito dai rangers, iniziamo un trekking denominato "Chesler Park Viewpoint". È ritenuto di media difficoltà e si sviluppa in un bastone di 5 km che diverranno 10 al rientro, tra andata e ritorno. Effettivamente è un trekking abbastanza impegnativo e il caldo si fa sentire ma gli scenari sono impagabili. La cosa che salta subito all'occhio è la tracciatura del sentiero; non esistono le segnalazioni con vernice che da noi spopolano, solo omini di pietra (noti ai trekkers) che vengono rispettati e non buttati giù, da tutti coloro che vi passano. Lungo il sentiero attraversiamo paesaggi mozzafiato, non solo per la vastità ma anche per la struttura; canyon strettissimi, con distanza di un metro tra roccia e roccia, pinnacoli altissimi dalle forme più disparte, maestose formazioni a forma di fungo (chiamate appunto mushrooms) ci lasciano senza parole. Dopo 5 km di meraviglia ed estenuanti saliscendi, raggiungiamo la nostra meta, una formazione rocciosa........ di cui godiamo del panorama attorno. Rifocilliati con un buon panino, acqua, che mai manchi, si prende la via di rientro. Arrivati al parcheggio dopo circa 4 ore, ormai è pomeriggio inoltrato. È ora di proseguire il nostro percorso fino a Moab, la cittadina più vicina, dove sosteremo. Riprendiamo la 211. Lungo il percorso, una sosta alle pitture rupestri degli antenati degli indiani Pueblo, gli stessi che popolarono Mesa Verde. Lasciamo la 211 per riprendere la 191. Sosta obbligatoria al famoso Wilson Arche, un arco naturale che si staglia alla nostra dx, lungo strada. Foto di rito e via per Moab dove ci attende una bella sorpresa. Abbiamo prenotato un miniappartamento per tre giorni, quelli che, secondo noi, sono il minimo necessario per visitare questa zona. Stanchi, accaldati e desiderosi di una bella doccia rilassante, arriviamo all'appartamento. Non c'è alcun ufficio ricezione né nessuna informazione su come entrare. Probabilmente è come la casa che avevamo a Burbank, dovremmo avere una email in cui ci spiegano le procedure d'ingresso alla casa, infatti sulla porta c'è una tastiera numerica che è la chiave d'accesso, con una password nella email indicata. Il problema più grande che abbiamo in tutto questo percorso fra i parchi è la connessione. Nonostante abbiamo acquistato una sim card della TMobile (per carità di Dio) pensando di avere facile connettività, ci accorgiamo da subito che la copertura offerta in questi stati è pari a 0. Fortunatamente ci permette almeno le telefonate ma a noi servono ben poco. Quindi, arrivati qui, nel parcheggio dell'appartamento, non abbiamo alcuna connessione. Andiamo alla ricerca di zone coperte da segnale ma non troviamo niente. Siamo preoccupati. Ci viene in mente il vecchio e caro McDonald's. Corriamo qui; due caffè e finalmente, dopo vari tentativi ci connettiamo. Nelle email ce n'è una di Agoda, il motore di ricerca che oltre Booking.com usiamo per le prenotazioni. L'amara sorpresa. Ci riferiscono che l'appartamento non è disponibile perché il pagamento da noi effettuato con carta Visa (sempre usata senza problemi) non è stato processato. Siamo quasi disperati. Cerchiamo di contattare Agoda senza risultato. È venerdì e, per esperienza, sappiamo che, nei pressi dei parchi, è impossibile trovare alloggio. Sono le 19.00 e siamo agli sgoccioli. Iniziamo le ricerche per qualche struttura ricettiva. Picche; tutto Full, pieno, campeggi compresi. Rimango solo alcune suite di alberghi costosi, dai 300 dollari in su. Vaghiamo disperati fino alle 21.00. Altre città vicine non c'è ne sono. Inizia a fare buio. Nella disperazione andiamo in un un ultimo camping, a circa 5 km dalla città; è l'ultima spiaggia. Si chiama Sand Flat Recreation Zone e ci sono piazzole libere, siamo salvi... anche dalla galera perché non è consentito dormire in macchina in luoghi pubblici, cosa che avremmo dovuto fare. Rincuorati dalla fortuna nella sfiga, ci laviamo un pochino con l'acqua delle taniche che abbiamo sempre con noi e, dopo aver mangiato qualcosa delle nostre scorte viveri, ci collassiamo nella nostra macchina/tenda. Anche oggi è andata.

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