"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

3-10 Luglio 2019. New York

Arriviamo alla Grande Mela, New York. Per una settimana saremo ospiti di questa grande metropoli. Siamo in buona compagnia, Isa e Jonathan. In questa occasione è stato un loro compito organizzare visite e itinerari dandoci l'opportunità di rilassarci un' attimino. Dall'aeroporto il servizio Uber ci porta fino all' albergo; siamo in Downtown, un centinaio di metri dalla famigerata e famosissima Borsa di NY in Wall Street. La posizione è fantastica, siamo nel quore finanziario di NY, con tutti i mezzi di trasporto a disposizione e il Ponte di Brooklyn a qualche centinaio di metri.
Preso possesso della camera, l'albergo è il Four Points by Sheraton, Iniziamo subito a organizzarci per andare a visitare la città. Quando siamo pronti per uscire è circa mezzogiorno. Iniziamo il nostro tour per NY proprio dalla nostra zona, o meglio, vorremo prendere il battello per andare a vedere la Statua della libertà, il molo d'imbarco dista poco meno di un chilometro. Lo raggiungiamo in dieci minuti e aimè, la fila per il biglietto è lunghissima. Cambio di programma, prenotiamo i biglietti via Web servendoci del telefonino. Vedremo la Statua della Libertà lunedì mattina, giorno in cui dovranno ripartire Isa e Jonathan, volo previsto per le 20:00. OK, deciso, visiteremo i dintorni dell'albergo, rigorosamente a piedi. Prima tappa La Borsa che nella sua facciata mette in bella mostra una bandiera gigantesca degli Stati Uniti.Non immaginavamo un campanilismo e un attaccamento alla bandiera così radicato; in questi due mesi, dovunque abbiamo girovagato per gli USA, abbiamo visto bandiere stelle e strisce appese in ogni dove, anche nei posti e nelle case più isolate, da non crederci. Nell'angolo opposto all'edificio della Borsa c'è la Federal Hall, edificio storico protagonista di tanti eventi che portarono all'unione degli stati e dove, il 30 aprile del 1789 George Washington fu insignito della carica di primo presidente degli Stati Uniti.
Da qui si va al Ground Zero. Con un magone allo stomaco vediamo le due fontane che hanno preso il posto delle svanite torri e che commemorano le vittime di quell' infausto 11 settembre. Ci tornano in mente le immagini del giorno e continuiamo a chiederci il perché, perché l'uomo diventi così crudele. Proseguiamo tra grattacieli e costruzioni stravaganti, creazioni architettoniche generate da persone dotate di una fantasia geneniale, come il creatore dell'Oculus, struttura veramente impressionante. Di sera ci spostiamo in metropolitana per raggiungere Chelsea Market dove gironzoliamo tra High Line e The Vassel sino all'ora di cena. La giornata si conclude così, per oggi è abbastanza. 
Il 4 Luglio negli Stati Uniti è festa nazionale, Indipendence Day, in questo giorno nel 1776  tredici colonie si distaccarono dal Regno di Gran Bretagna dichiarando, appunto, l'indipendenza. La giornata è bellissima e a noi ci attende Coney Island Beach. Scesi dalla metropolitana ci accoglie subito il suo, anzi suoi parchi divertimento, montagne russe e ogni tipo di ''giostre'' che uno possa immaginare. La gente è tanta, considerando il giorno festivo ce lo
aspettavamo. Gironzoliamo fino ad arrivare in spiaggia; qui la gente non è tanta ma tantissima. I turisti si confondono con la gente del posto e inizia un viaggio nel viaggio. Gli americani non perdono l'occasione per vestire stelle e strisce, è l'apoteosi dell'umanità. La giornata è calda, la gente in festa, scendere in spiaggia è impossibile, troppa gente, continuiamo a passeggiare cercando refrigerio in un lungo pontile e qui gruppi di Portoricani (isola amministrata americana) esprimono tutta la loro naturale spensieratezza organizzando ''band'' di percussioni a ritmo di salsa e merenghe. È una goduria vedere e convivere questa festa. Dal pontile si vede meglio l'affollamento della spiaggia, impressionante, penso di non aver mai visto così tanta gente in spiaggia. Mi ricordano le colonie di pinguini che si vedono nei documentari, uno attaccato all'altro ma tutti riescono a convivere in allegria.
Trascorriamo così quasi tutta la giornata, esperienza unica. Da quì ci spostiamo a Brooklyn. Il 4 luglio ci sono i fuochi d'artificio dovunque ma Brooklyn è il posto più rappresentativo, si dice, proprio sotto il famoso ponte e noi non ce li vogliamo perdere per niente al mondo. Lo spettacolo è stato unico ed inimitabile, lo ricorderemo probabilmente per sempre.

Nei giorni successivi abbiamo girato i simboli più turistici di NY, da Central Park a Brooklyn e il suo famoso Ponte, passando per una bella serata trascorsa in Time Square e Broadway senza farci mancare la Statua della Libertà ed Ellys Island, pregna di storia e storie di immigrazione.
Abbiamo assaggiato i  piatti tipici di NY, Il Bagel, panino col buco, di Ess-a-Bagel (locale molto rinomato per questi) o il Pastrami ( Carne marinata e trattata per tante ore, piatto di origine Ebrea) di Katz's (anche questo locale molto noto) o ancora la Pizza (made in NY) di Juliana, direi ottima. Quasi tutte pietanze d'oltre oceano diventate piatti ''onorari'' di NY.
L '8, dopo la visita alla statua della libertà, Isa e Jonathan, i nostri ci ceroni di queste giornate Neworkesi, ci lasciano per tornare a Los Angeles. Noi ci tratteniamo ancora due notti, cambiando albergo e avvicinandoci di più a Wall street.
Il giorno successivo torniamo a Central Park per visitare il Metropolitan Museum, da non perdere (biglietto 25$). In mezzo a tante meraviglie, trascorriamo quasi tutta la giornata. Torniamo in albergo dobbiamo riorganizzare i bagagli e fare il punto della situazione, domani si riparte, destinazione Boston.
Considerazioni su NY:  mezzi di trasporto pubblici efficientissimi con una rete metro invidiabile. Biglietto una corsa, 2.75 dollari; abbonamento per 7 giorni (che abbiamo fatto noi) per linee e corse illimitate, 33 dollari.
È così come si immagina; caotica, "frettolosa", multirazziale, pazza, viva ma aimè molto sporca e devo dire che i NewYorkesi non sono proprio così Friendly come gli americani dell'altra costa. Sono estremamente distratti, poco cordiali e molto poco accoglienti.

29, 30 Giugno; 01,02 Luglio 2019. Burbank

Jonathan & Isa's Home at Burbank.
Siamo tornati il 29 mattina a Burbank, Los Angeles, ospiti dei due piccioncini. Stiamo con loro, qui, fino al 3 a mezzanotte, ora in cui partiremo tutt'e quattro per New York.
Domenica 30, dopo aver riconsegnato la macchina dopo esattamente 49 giorni, siamo andati in giro per le bellezze dei dintorni Losangeleschi. Pranziamo, anzi facciamo il Brunch in un famoso locale che, secondo Gordon Ramsay, dovrebbe essere il miglior ristorante, per il Brunch,  degli Sates: Home. Sì, si chiama così e si trova in una località a due passi da Burbank, Los Feliz. Vi dirò che il locale è carino ma le pietanze sono davvero deliziose e servite con gran cura da uno staff gentile, alla mano e come sempre molto professionale. Dopo la "colaziopranzo" andiamo al Griffith Park, che già conosciamo per il bellissimo panorama su Los Angeles e per il  suo osservatorio  e il museo annesso in cui, però non eravamo ancora entrati. Oggi lo visitiamo. È davvero interessante, soprattutto per chi ama lo spazio, la fisica e la terra, con i suoi mille perché. Stiamo per qualche ora prima di andare a prendere un buonissimo gelato e poi tornare a casa. La sera brinderemo al fine domenica con birre (ottime, scelte da Jonathan) e pizza (Pizza Hut, very good!), dopo aver fatto qualche partita a domino, che vede Gigi vincitore. Il 1° luglio e il 2 ci vedranno indaffarati tra blog, bagagli e piccole cose da riordinare prima di lasciare definitivamente (per questa volta) la West Coast; Isa e Jonathan sono entrambi a lavoro e torneranno la sera per cenare insieme almeno per questi ultimi due giorni qui. Il 3 luglio alle 00.00 partiremo per New York dove ci aspettano i festeggiamenti del 4 luglio e...tanto altro.

Good Bye West Coast, resoconto di un viaggio nel viaggio.

Ormai possiamo dirlo: è finita . Abbiamo concluso, direi con grande successo, il nostro peregrinare tra i parchi, tra molti dei migliori parchi della costa ovest degli Stati Uniti, chiudendo il cerchio laddove  l'avevamo iniziato,  Los Angeles.
Non possiamo dire sia stato semplice e neanche rilassante; piccole disavventure, superate, un po di stanchezza e tanto bagaglio culturale sono il nostro orgoglio. Abbiamo attraversato ben 8 Stati: California, Utah, Arizona, Wyoming, Colorado, Nevada, Idaho e per qualche Km il Montana. Abbiamo percorso esattamente 9.587 km per più di 100 ore di guida. Abbiamo visto, vissuto, 12 Parchi nazionali, compreso il parco storico di San Francisco (leggere blog!); oltre a  questi e ai loro punti di forza,  ne abbiamo visti altri, al di fuori di essi, monumenti nazionali  americani altrettanto importanti. Escludendo le tre notti a San Diego, abbiamo vagato, tra le bellezze naturalistiche per 33 giorni, tra campeggi (dove dormivamo nella "automobiltenda") e hotel, piccoli o grandi che fossero. Abbiamo visto piccoli centri, grandi città e tanti modi di vivere. Nessun denaro mai potrà ripagare di un'esperienza tale. Ora ci spostiamo sull'altra costa, quella adrelaninica della Est, con la speranza di avere, se non  le stesse, delle gratificanti e indimenticabili emozioni.

Clicca QUI per vedere un piccolo video, concentrato di immagini catturate in questa avventura.


28 Giugno 2019. San Diego.


Ieri notte abbiamo deciso di regalare 24 dollari all'hotel ma di levarci il pensiero del parcheggio. Stamattina la macchina c'era. Oggi dedichiamo l'ultimo giorno alla zona costiera della Baia di San Diego, Coronado. È una penisoletta, un frazione, una cittadina, collegata a San Diego anche da un bel ponte con i pilastri immersi, dove ha sede anche una base aerea americana. È una zona balneare molto ampia, spiaggia larghissima e lunghissima accoglie tante persone. Alberghi, locali e tant altro circondano la costa. Stiamo un po a goderci il sole prima di andare all'Old Town, la vecchia città, il Messico in città. Olda Town è davvero caratteristica; molti localini e negozi affiancati da bancarelle, il tutto in stile mexican. Del resto siamo al confine. Ci sono i tram coloratissimi e veramente carini su cui fare il tour. Gironzoliamo per un po e poi decidiamo di pranzare in un localino all'angolo di due strade fronte ingresso Old Town, si chiama Hungry's, e non vi dico cosa sono i panini, consigliatissimo. La gentilezza dello staff poi, non ce n'è per nessuno. Dopo l'abbuffata giriamomper questo bel posto ma, sinceramente, ci piacerebbe essere davvero in Messico perché le imitazioni non ci piacciono mai. Si rientra in hotel. Caffè, blog, foto da scaricare nell'hardisk e la serata si conclude. Domani torniamo da Isa e Jonathan, a Burbank, Los Angeles. Stiamo per restituire al mittente la macchina, domenica 30 ultimo giorno di noleggio; qualche giorno  di relax con loro e poi lascieremo la costa West per volare nella East Coast; New York e tante altre città ci aspettano.

27 Giugno 2019. San Diego.

Buongiorno un cavolo! Oggi la nostra solita fortuna ci ha lasciati per un po. Usciamo alle 8.00 dall'hotel per prendere la macchina o anche per lasciarla lì dove l'abbiamo lasciata e pagare qualche ora, il tempo di fare colazione e prepararci per uscire ad esplorare questa bella città. La macchina è sparita!!! Brutta sensazione, non ve la auguro. Nessuna macchina, delle tantissimi della sera prima, era lì; la strada era completamente sgombra. Capiamo subito che ce l'hanno portata via, non rubata, ma perché. Riguardiamo i cartelli, tutto regolare. Chiediamo ad un tipo che stava lavorando lì vicino e ci dice che sicuramente l'hanno portata via perché dalle 7.30 questa strada diventava a 4 corsi, tutta percorribile senza aree di sosta; ma il cartello? Il cartello indicava infatti due giorni, Lunedì - Venerdì dalle 7.30 corsie 4. Per noi, avendone visto tanti altri con elenco di giorni, ci sembrava indicasse due giorni settimana, invece vuol dire "dal lunedì al venerdi"...azzzz. Sicuramente non è corretta un'indicazione così ma ormai è fatta. Questo tipo ci indica a chi rivolgerci e quindi, riusciamo a trovare lì vicino un altro tipo con l'auto che monitora e fa manutenzione ai parchimetri, è la persona giusta. Lo disturbiamo mentre fa il suo lavoro e lui, senza esitare, ci aiuta tantissimo. Molla tutto e comincia a chiamare per noi la compagnia che probabilmente ha portato via la macchina; altra telefonata; altra ancora e ci da tutte le informazioni utili. Riesce a farci sapere dove è stata portata la macchina, in un deposito a circa 7 km di distanza: come  ci arriviamo? Taxi? No, ci dice di utilizzare Uber (Uber è un'azienda con sede a San Francisco che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un'applicazione mobile che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti. Insieme a AirBnb è considerato uno dei maggiori rappresentanti della cosiddetta sharing economy. Wikipedia). Ma Uber necessità di rete e app scaricata; noi non abbiamo né l'una né l'altra. Grazie a Isa, che invece ha adottato Uber da sempre, riusciamo ad avere questo passaggio e arriviamo alla nostra macchina. Deposito super sigillato, signorina super gentile ma super meticolosa ci fa conti e riconti; trova inghippi nella documentazione del noleggio Alamo che ha fatto un errore; insomma, dopo circa un'ora riusciamo a riavere l'auto, pagando "solo" 291 $$$ 😭Non è finita qui; c'è la multa, 52 $ 😩dove si paga??? La ragazza ci da un indirizzo al centro di San Diego. GPS, Google Map ci guida in questo posto: il nulla. Un vigilante dentro ad un auto in sosta, che fa evidentemente vigilanza la fuori, mi indica esattamente dove sta questo ufficio riscossioni; niente popodimeno che nel seminterrato di un parcheggio lì vicino; non ci saremmo mai arrivati senza aiuto. Entriamo nel parcheggio e chiediamo ad un signore di vigilanza parking. Ultra gentile fa parcheggiare Gigi e accompagna me direttamente agli uffici riscossione. Pagata anche la multa😩. Sono le 11 circa e siamo distrutti. Un'esperienza stressante, da incubo. Una cosa però ce l'ha insegnata; la pietà, quel sentimento meraviglioso, spesso mal interpretato, differente dalla pietas romana, che induce amore, compassione e rispetto per le altre persone, esiste. Quattro anime incontrate per caso, ognuna impegnata nel proprio lavoro, ognuna con i propri problemi, non ha esitato ad aiutarci. Se non fosse stato per la prima persona, un Signore di colore che lavorava lì vicino; per il Signore dei parchimetri, di una gentilezza disarmante; per il Vigilante che sorvegliava fuori al parcheggio; per il Signore della vigilanza parcheggi, noi staremmo ancora a cercare la macchina. Senza aggiungere altro vorremmo dire che a volte ci sono fugaci incontri nella vita, veloci, unici, irripetibili, che sono così importanti e così decisivi per la risoluzione di una piccola/ grande difficoltà, disavventura,  che rimarranno per sempre con noi, che vorremmo tanto poter rivedere, ringraziare e magari coltivare. Sono angeli che vagano sulla terra, che si incontrano nel posto giusto e al momento giusto, quando meno te lo aspetti. Dopo questa esperienza di vita e, aimè, di parcheggio sbagliato, non ci facciamo abbattere e andiamo a vedere cosa offre San Diego. Del resto dopo mesi di tanta fortuna, un piccolo imprevisto ci sta, speriamo siano sempre così. Andiamo alla volta di La Jolla, una località sul mare, famosa per le sue belle case, i suoi campi da golf e per i tantissimi leoni marini spiaggiati. C'è ne sono davvero tantissimi, sono buffi e simpatici e tanta gente ne è affascinata come noi. Per noi non è la prima volta, già a San Francisco li abbiamo visti al molo 39, ma qui si fanno avvicinare tantissimo. È una bella zona di mare, dove passeggiare o semplicemente prendere il sole. Dopo questa tappa raggiungiamo un'altra zona chamta Balboa il cosiddetto polmone verde della città; è un luogo di grande bellezza architettonica, naturale e di svago. Ci sono giardini, musei, zoo (riserva di recupero), spazi dove correre o rilassarsi, teatri e tante riproduzioni della nostra amata Spagna, di alcune città soprattutto, come Ronda e Alcazar(i giardini). Sinceramente, dopo un paio d'ore di cazzeggio qui compresa  la visita al museo della fotografia, andiamo via con la sensazione di una copia malconcia della nostra amatissima Spagna nonostante sia un luogo molto bello e interessante per stare tutta una giornata, per famiglie o giovani interessati all'arte e alla cultura, da vedere. Sono le 17.30 circa e decidiamo di tornare sulla costa della Ocean Beach, quella di ieri, però un po più avanti nella rinomata Sunset Street. È una strada che fiancheggia tutta la costa da cui godersi un bel panorama ma non oggi perché è nuvoloso. Stiamo a guardare la gente che va e viene di corsa o in bici; che fa jogging o segue lezioni di yoga con insegnante. Nella zona dove ieri c'erano gli hippies e il mercato non c'è più nulla. Rimasugli di personaggi strani, di gente ancora in canna e nient'altro. Siamo stati fortunati ieri a vedere tanto spettacolo. Si fa sera e rimaniamo qui a mangiare, oggi messicano con tacos deliziosi e birra freschissima, il ristorantino si chiama .........e con 23 dollari abbiamo tre draft beer, 4 tacos enormi e tanta gentilezza, come sempre in America. Giornatina difficile all'inizio ma poi, diremmo, "girata bene".

26 Giugno 2019. Da Visalia a San Diego, trasferimento


Finito con i parchi si va nella bella San Diego, la messicana della California. I Km sono tanti, poco meno di 600 e quindi ci si divide la guida. Inizio io mentre Gi scarica le foto sul supporto Hardisk. La giornata è calda e c'è tanto traffico. Ogno tanto il cielo Sian nuvola e la cappa bianca ricorda Milano. Partiamo alle 9.00 e arriviamo alle 14.30. Il nostro hotel si chiama Confort Inn e sta nel cuore di Gaslamp uno dei quartieri più importanti della città, dove hanno sede uffici, bei negozi e tanti locali IN. Insomma siamo messi bene...come hotel intendo. Il prezzo per notte è relativamente corretto, per posizione e città importante (130 dollari a notte, compreso di tasse,  con una mega colazione inclusa). San Diego è una metropoli, una megalopoli molto messicana. Oltre 1.400.000 abitanti si muovono continuamente con auto e metropolitana in superficie. È una delle poche grandi città americane a non avere la metropolitana sotterranea. Il traffico è sempre intenso ma la seccatura più grande è trovare parcheggio. I parcheggi negli States sono quasi tutti a pagamento; difficile trovare qualcosa a gratis; giusto la notte, qualche spazio si può trovare ma è davvero complicato. Il nostro albergo poi, come tanti altri, ha una tariffa per il parcheggio poco economica, 24 dollari al giorno. Dopo avere depositato i bagagli usciamo e raggiungiamo la costa, la parte chiamata Ocean Beach. Dopo diversi tentativi troviamo un parcheggio. C'è una marea di gente in giro, tutti festosi e allegri, anche grazie alla Cannabis che qui è come l'aria, anzi è proprio nell'aria. In California è legalizzata. La spiaggia è proprio carina, tante persone, bimbi e giovani la affollano. Sentiamo musica martellante venire da una parte della spiaggia, andiamo. Proprio in prossimità di essa, sui prati fronte strada, una miriade di suonatori (sarebbe troppo chiamarli musicisti) che strimpellano chitarre e suonano percussioni. Intorno una comunità Hippie di attempato dimenticati da Dio e giovani sbandati ancora convinti che sballarsi sia sinonimo di libertà. Suonano, ballano, saltano, insomma il clima è molto festoso e "tranquillo" molto sui generis. Mi ricorda vagamente il film The Beach (2000), in cui un giovane Leonardo di Caprio, si ritrova catapultato in un'isola in cui una misteriosa comunità hippie ricerca il Nirvana, ma ..(da vedere). Cani, neonati, donne  che si mostrano senza alcuna remora, poco vestite e poco guardabili; qualcuna va in giro con minerali portafortuna e scarica benessere. Qualche altro, completamente dimentico dell'involucro molto invecchiato, si comporta ancora come nell'America di 60anni fa, dove si diceva "Fate l'Amore Non la Guerra" dove " l'Amore è più importante dei Soldi" e dove le droghe, purtroppo, accompagnavano spesso questi bellissimi ma utopistici luoghi comuni. Stiamo qui per ore, affascinati da questa umanità un po persa ma sempre comunque interessante. Gigi si fa un giro di...Cajon, uno strumento che abbiamo anche a casa, costruito da lui medesimo, che spesso, per diletto, suona. Al suo fianco un tipo "svestito" da Santone, con un "cannone" in mano, lo incita e cerca probabilmente di offrirgli un "tiro" ma senza alcuna speranza di riuscita! Ci divertiamo ad osservare le stranezze di questa gente """libera""". Nelle strade limitrofe bancarelle di roba da mangiare; dal dolce agli arrosti; dal messicano al vetnamita, un sacco di bontà ma senza possibilità di sedersi un po. Decidiamo quindi di sbragarsi in un locale a bere due buone birre, anche tre, e mangiare qualcosa. Il locale si chiama Bravo's e, oltre che molto carino e molto mexican/american style, ci fa degustare 4 tipi di birra dalla meno alcolica alla più alcolalica (10°). Stiamo benissimo, altro che canna! Continuiamo a passeggiare intorno a questi matti e a tanti veri sbandati, senzatetto; troppi. Si rientra, si deve trovare un parcheggio alternativo al parcheggio dell'albergo perché 24 dollari per noi sono un furto con scasso. Un'ora in giro; nulla. Da una parte no dalle alle; dall'altra no perché c'è la pulizia mattuttina; poi i lavori in corso, insomma un macello. Alla fine, esausti, riusciamo a trovare un buco dove tutte le indicazioni sono veti per i giorni successivi ma non per stanotte. Lasciata la macchina lì col proposito di spostarla entro le 8.30, orario in cui inizia il parcheggio a pagamento, perché alcuni, come questo, la notte, sono gratis. Via in doccia e a nanna.

25 Giugno 2019. Sequoia National Park


Ebbene si, siamo arrivati alla fine del nostro lungo peregrinare tra i parchi nazionali degli Stati Uniti, quelli della West Coast. Oggi visiteremo Sequoia che dista dalla cittadina in cui risiediamo da ieri notte, Visalia, circa una sessantina di km. La giornata è tersa e caldissima. Qui, da ieri, siamo ripiombati nell'estate più calda che abbiamo provato dalla Cambogia in poi. Ormai non eravamo più abituati al caldo torrido e un po di sofferenza la proviamo, ma il caldo alla fine ci piace. Arriviamo all'ingresso di Sequoia e da qui, dopo aver percorso qualche km e visitato il Visitor Center Foothills, dove ci hanno dato alcune dritte, iniziamo la nostra visita al parco. La strada da percorrere è un continuo susseguirsi di curve, è la Generals Highway, in alcune parti servita anche dal bus navetta del parco. Ci fermiamo al parcheggio del Giant Forest Museum dove vediamo e fotografiamo le prime meravigliose sequoie, prima fra tutte La Sentinella, che sta di fronte all'ingresso del museo. In quest'ultimo invece, apprezziamo il lavoro di sensibilizzazione che gli operatori Rangers, continuano a fare in merito al pericolo incendi e alla incommensurabile perdita che da questi scaturisce. Da qui, presa la Crescent Meadow road, ci dirigiamo verso un'attrazione alquanto famosa: Moro Rock. Prima di arrivare a questo, ci incuriosisce un sentierio che ci porta su un pianale granitico su cui poggia una roccia che sembra stare in equilibrio instabile (Hiking Rock) e ci offre un panorama su tutta la vallata, compreso  Moro Rock alla nostra sinistra. Tornati in macchina si arriva a Moro Rock; dal parcheggio un piccolo tratto su asfalto che conduce ad un sentirò a gradini (350!!) che ci porta alla sommità di questo roccione, a 2.050 m. Scesi da qui, prossima tappa il Tunnel Log. Lungo il percorso solo sequoie giganti impressionanti, alcune toccate dal fuoco, alcune svuotate dal fuoco che ancora stanno in vita. Sono alberi maestosi, forti e spettacolari, personalmente sono tra i più belli che abbia mai visto, compreso i baobab. Arrivati al Tunnel Log, assolutamente da vedere, vi passiamo attraverso con tanto di foto di rito; è una Sequoia sradicata e posta perpendicolarmente alla strada. Per poter far accedere le auto da questa strada interrotta è stata aperta una cavità nel suo tronco, da cui il piccolo "Tunnel". Proseguendo arriviamo al Crescent Meadow, dove percorriamo un loop di pochi km attorno a prati, preservati dal calpestio  e salvaguardati dal via vai di gente. È una distesa verdissima di felci rigolgliose, fiorellini rosa, piante a noi sconosciute dalle foglie larghe, pini altissimi, Sugar Pine, che condividono il parco con le sequoie. Non mancano uccellini, scoiattoli anzi Pika, che sono un incrocio tra un topone e uno scoiattolino, farfalle e tanto altro. Fatto il giro, ci attende un panino sul prato vicino al parcheggio. Dopo "pranzo" si va a conoscere il grande General Sherman, una delle sequoie più vecchie del mondo ma non la più vecchia. Ha "solo" 2.200 anni e un diametro di 11 metri per   84  di altezza con 32 metri di circonferenza. Ha il primato mondiale  in larghezza ma il più alto albero del mondo si trova nel Redwood National Park nella costa nord californiana. È una meraviglia della natura , questa madre bistrattata che offre spettacoli di infinita bellezza.  L'area intorno ad esso è delimitata e, fortunatamente, non ci si può avvicinare più di tanto. Tantissima gente intorno e anche noi rimaniamo imbambolata di fronte a sia maestà. da qui, torniamo indietro a ritroso per percorrere la via di rientro. Ci fermiamo per qualche foto lungo strada nei punti panoramici e si torna a Visalia. A proposito di Visalia; è una zona ricchissima di frutteti curati meticolosamente, con potature così perfette da sembrare aiuole, maniacali quasi. Un'ampia produzione di frutta che viene venduta anche su strada, dagli stessi coltivatori. Per concludere,il parco di Sequoia si divide in due aree, il Sequoia National Park a sud e il Kings Canyon National Park nella parte settentrionale. Noi ovviamente, per motivi di tempo e anche di stanchezza, ci limitiamo alla parte a sud...e non è poco. Riteniamo si possa vedere in giornata, senza grandi approfondimenti, per i quali è sempre necessario più tempo.
Finiamo così quest'avventura, questo progetto meticolosamente studiato, voluto e organizzato dall'anno scorso, con gli aggiustamenti fatti in corso d'opera, assolutamente necessari. È stato un mese faticoso ma estremamente appagante, così come il contatto con la natura crea con chi, come noi, ne è costantemente affascinato.